Westworld: la grande bellezza

Una circostanza fortunata quella di battezzare il blog parlando di una delle più belle serie tv degli ultimi dieci o quindici anni. Circostanza di cui approfitto ben volentieri, soddisfatto ed emozionato come sono dopo aver appena terminato la terza (meravigliosa) stagione.

A presentarvi la serie non servo certo io, la quasi onnisciente Signorina Wikipedia lo saprà far molto meglio di me e con maggior dovizia di dettagli e curiosità.
Perciò, nel caso non la conosciate già, mi limito a dire che si tratta di una serie televisiva americana di genere western-fantascientifico (ebbene sì, sono riusciti a ibridare due generi all’apparenza estranei l’uno all’altro, e l’hanno fatto con risultati sorprendenti!) creata da Jonathan Nolan (il fratello altrettanto geniale del regista Christopher Nolan) e da sua moglie Lisa Joy.
Ah, un particolare non da poco: l’hanno realizzata per la HBO, ovvero IL canale televisivo per eccellenza quando si parla di tv series. Mai sentito parlare di True Detective, The Wire, I Soprano, Il Trono di Spade? Tutti capolavori appartenenti a questa fighissima emittente a stelle e strisce. In realtà questa è solo una piccola parte di un meraviglioso e ricco catalogo che vi consiglio di andare a…sbranare con gli occhi!

Westworld stagione tre
“Some people choose to see the ugliness in this world. The disarray. I choose to see the beauty. To believe there is an order to our days, a purpose.” (Dolores)

Ma torniamo a noi, torniamo a Westworld. Narrazione, impatto visivo, sonorità, atmosfere, ricchezza nello sviluppo dei personaggi: la creatura di Nolan e consorte continua a viaggiare su livelli alti, davvero alti. E riuscire a mantenerli per tre stagioni non era affatto semplice nè scontato, come avrete notato se il mondo delle serie tv non vi è nuovo. Soprattutto nel caso di trame complesse e multidimensionali come questa: è più facile inciampare nel banale nel tentativo di cavalcare il successo e aumentare l’audience, oppure andare fuori strada imboccando la via del nonsense cercando di stupire a tutti i costi. Ebbene no, nonostante gli intrecci diventino sempre più misteriosi e imprevedibili, Westworld continua ad inchiodare lo spettatore alla sedia deliziandolo con fantasie robotiche sublimi e intrattenendolo con dinamiche violente davvero molto umane.

Westworld raccoglie l’eredità di film come Matrix e Blade Runner con umiltà e la rilancia con classe rappresentandone un aggiornamento, un’evoluzione come minimo 6.0.
Con il passare degli episodi si rivela una progenie spuria che si arricchisce del patrimonio cine-genetico di opere quali Strange Days e Inception (non a caso).
Affascina, e atterrisce. Emoziona e raggela il sangue allo stesso tempo.


Ad interpretarne lo spirito cyborg – tutto sangue e micro-chip, calde viscere emozionali e freddi codici binari, istinto primordiale e calcolo computazionale – una bellissima e come sempre bravissima Evan Rachel Wood. Secondo me nessun’altra sarebbe riuscita a superare la malizia e il candore robotici che avevano reso Sean Young (la Rachael nel capolavoro anni ’80 di Ridley Scott) un’icona immortale del cinema fantascientifico.
Lei, imho, questa mission impossible l’ha compiuta invece. Non mi credete? Ammiratela nei panni di Dolores Abernathy e mentre la vedrete protagonista di un’evoluzione narrativa esponenzialmente intrigante, vi avrà già sedotto e anche un po’ intimidito. La ragazzina prodigio di Thirteen è diventata donna ed ha confermato il suo talento. Il delicato fiore oscuro che in età giovanile faceva coppia fissa con Marilyn Manson è sbocciata ed è diventata una cazzuta campionessa di taekwondo e un’attrice altrettanto micidiale.

Che bello, poi, in questa terza stagione poter tornare a godersi il faccione di Aaron Paul (il Jesse Pinkman di Breaking Bad) e quello di Vincent Cassel (se c’è bisogno che ve lo presenti vi serve forse anche un esorcista, oppure uno psicologo) che finalmente tornano a ricoprire ruoli importanti. Negli ultimi anni – tra copioni secondari, crisi d’identità e di natura mistica – se n’erano parzialmente perse le tracce.
Ed Harris una conferma che è quasi banale andare a citare: il suo grugno da tosto e risoluto figlio di una brava donna è una garanzia di cui è inutile andare a discutere.

Conclusione della favola? Non ce n’è ancora una, per fortuna! Notizia di un paio di settimane fa: la HBO ha annunciato di aver rinnovato la serie anche per una quarta stagione. Una delle poche belle notizie “ai tempi del Covid19”.

Conclusione del post? Semplice e scontata: godetevi questa terza stagione se non l’avete ancora fatto, oppure procuratevi un silos intero di pop corn se vi tocca recuperare Westworld sin dalla prima: credetemi, la fame verrà mangiando.

Phil

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