Vikings, l’ultimo viaggio dei norreni

Con la sesta stagione si conclude l’indimenticabile epopea vichinga

Avevo un po’ paura di come sarebbe stato il finale di Vikings, dopo il calo degli ultimi anni.
Ho seguito questa serie dall’inizio, quando era ancora poco più di una scommessa della rete televisiva canadese History. E col tempo, familiarizzando con i personaggi e con le loro vicende, è diventata parte di me. Mi ci sono affezionato davvero tanto.

Floki, Rollo, Lagertha, Ragnar e la sua prole (nonchè i loro avversari): tutte figurine con un posto d’onore nell’album dei miei ricordi cinematografici e anche di vita.
Perciò un finale indegno mi avrebbe un po’ ferito, non lo nego, per quanto possa sembrare sciocco.
Ma così non è stato, per fortuna. Mi ritengo soddisfatto del lavoro e dalle scelte di Michael Hirst, colui che ha portato Ragnar & comrades sul piccolo schermo. Gli sono state mosse parecchie critiche relative alle cronache dei giovani Lothbrok, considerate non a torto meno avvincenti di quelle che avevano reso il capofamiglia un personaggio leggendario.
Ma siamo onesti e obiettivi: venuti meno i pezzi da novanta (dinamica inevitabile, altrimenti staremmo parlando di Beautiful o di una soap opera argentina) secondo me con tutta probabilità è stato fatto quanto di meglio poteva essere pragmaticamente realizzato.

Vikings è una serie tv canadese e irlandese di genere
storico scritta e creata da Michael Hirst


Alcuni sostengono che la serie sarebbe dovuta terminare proprio con la dipartita del vichingo più famoso. Perchè, però? Nella mente del suo creatore la storia che doveva essere raccontata andava oltre, e lui aveva tutto il diritto di portare a compimento l’opera – la meravigliosa opera – che aveva immaginato e poi iniziato a costruire.
Voi sopprimereste i vostri figli solo perchè hanno meno successo di voi o perchè sono meno interessanti di quanto lo eravate voi alla loro età?
La risposta a questa assurda ma palese domanda risponde anche a tante delle critiche banali e superficiali che sono state mosse a Hirst. Anche perchè non parliamo di una serie prolungata all’infinito solo per trarne il massimo profitto, come è stato fatto con molti altri franchise televisivi. Io ci ho visto un approccio molto onesto da parte di autore e produzione.

Ma come si suol dire, le chiacchiere stanno a zero. Inutile dilungarsi oltre.
Molto più interessante tornare sull’argomento del finale di stagione per un ultimo, breve sorso di idromele dal corno dei norreni.
È stato un finale solido, coerente, significativo. Gli ultimi minuti in particolare, li ho trovati addirittura poetici e tremendamente malinconici.
Trasudano amore per la serie e possiedono uno sguardo esistenziale decisamente attuale.
Hail and farewell, dear vikings.
See you in Valhalla.
Skål!

Phil

N.B. Per commentare vai alla pagina del post (cliccando sul titolo )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!