Last Flag Flying: quanta bellezza nella semplicità!

Quattro anni fa Linklater ha realizzato questa perla rimasta
sul fondo del mare

Il bello dei grandi attori è che staresti lì ad ascoltarli per ore, ti basterebbe solo quello. Ti basta. Se ami davvero il cinema, questo è uno degli assunti di base.
Può non succedere quasi nulla sullo schermo ma tu sei comunque incollato alla sedia a fissarlo, gustando ogni singola smorfia dei suoi protagonisti.
Se poi a girare è Linklater, la poesia e la bellezza sono nascosti dietro la semplicità più manifesta e disarmante. È uno scrittore senza penna Mr Richard, prima ancora di essere un regista, secondo me.

Beccarti un Bryan Cranston chiacchierone poi, è un enorme piacere. Specialmente se parte di un terzetto che annovera anche Steve Carell che fa il serio e Laurence Fishburne che fa il reverendo. Tutti e tre veterani del Vietnam alle prese con il proprio passato e con l’insensatezza della guerra, di tutte le guerre, in qualsiasi periodo storico.

Last Flag Flying è un film del 2017 co-sceneggiato e diretto da Richard Linklater,
ed è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Darryl Ponicsan


Last Flag Flying è un road trip movie molto pacato, lineare, onesto, introspettivo, riflessivo, emozionato ed emozionante (come solo Linklater è capace di realizzarne). Alterna momenti di grande ilarità, scanditi da risate coinvolgenti e sincere, a momenti di triste esistenzialismo. Nel frattempo, mai una virgola fuori posto nè un’imprecazione che sia futile o gratuita.
Tutto è bilanciato alla perfezione.

Che narratore Sir Richard, ragazzi. Nonostante abbia una gran bella reputazione, resto dell’idea che il regista americano sia sempre stato enormemente e colpevolmente sottovalutato. Forse perchè a lui non è mai interessato apparire o strafare, ma solo raccontare. Raccontare la vita.
Quanto gli voglio bene.

Se deciderete di guardare questo film, fatemi un unico favore, please: gustatevelo in lingua originale. Nelle interpretazioni del terzetto (ma anche in quelle di un paio di comparse, vedrete!) c’è tutto il bello della recitazione, tutta la sua arte. Davvero.

Phil

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Una commedia…Irresistibile!

Ok, non propriamente una commedia, nonostante il tono sia tra l’ironico e il satirico dall’inizio alla fine. Ma credo che non la si possa che inquadrare così. Oppure commedia politica? Ma chissene, amici miei. Ciò che conta che è che si tratta di un film davvero piacevole e interessante da guardare.
Adoro le opere che brillano per il semplice fatto di essere state scritte bene. Niente effetti speciali nè misteri o creature dallo spazio, nè tanto meno un ritmo indiavolato e neppure un taglio surreale o criptico da cineasta avanguardista. Niente di tutto ciò. Quella di Irresistible è una storia semplice (almeno in apparenza) e raccontata in maniera leggera e coinvolgente. Recitata altrettanto egregiamente poi, in special modo dal protagonista Steve Carell, una maschera sempre sul pezzo.

Irresistible è un film del 2020 scritto e diretto da Jon Stewart


Oltre a questi pregi, la pellicola di Jon Stewart – poliedrico one man show della televisione americana (oltre ad essere regista è anche conduttore, comico, attore, produttore, scrittore e commentatore tv) – possiede quello di essere impegnata. Culturalmente e politicamente. E assolutamente d’attualità. Tanto per gli americani quanto per noi italiani, in quanto condividiamo con i cugini d’oltreoceano l’inclinazione per la truffa e il malaffare, soprattutto in tema di fondi elettorali. Non sono io a dirlo ma le inchieste e i tribunali.
Il film porta sul grande schermo, anche in questo caso in maniera estremamente semplice e diretta, alcuni dei meccanismi di occultamento e di re-indirizzamento poco trasparente (per usare un eufemismo) dei proventi delle ricchissime raccolte fondi che finanziano la politica americana. Certo da noi le modalità di finanziamento ai partiti avvengono secondo modalità molto differenti, almeno al momento della raccolta, ma la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni mostra come spesso il denaro della politica confluisca nei conti bancari e nelle tasche dei privati, in modi altrettanto sofisticati di quelli a stelle e strisce. Ma torno a parlare di cinema adesso, che è meglio.

In conclusione Irresistible è secondo me un film ben realizzato, godibile, interessante e d’attualità. Io vi consiglio di dargli una chance e catapultarvi nell’America rurale del Wisconsin insieme a Mr Carell, e seguirlo nella battaglia tra democratici e repubblicani guidati rispettivamente da Chris Cooper (Il Ladro di Orchidee, American Beauty) e Brent Sexton (The Killing, Bosch). Molto brava anche Rose Byrne, nei panni dell’algida e ignorante stratega conservatrice Faith Brewster.

“This system, the way we elect people, it’s terrifying. And exhausting. And I think it’s driving us all insane” (Diana Hastings).

Phil

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