Glow, un cocktail esplosivo (e tutto al femminile) a base di wrestling, cinema e anni ’80

Il titolo non mente: questa serie tv brilla di luce propria. E acceca!

Finalmente un finale con gli attributi. Ho appena terminato la terza stagione di Glow e non posso che dire…wow!
Assolutamente all’altezza delle due precedenti. E parliamo di un’altezza da Monte Bianco, tanto per capirci. Senza tralasciare il fatto che farne tre di fila senza smagliature…è un fenomeno più unico che raro nella contemporaneità delle serie televisive. Tanta, tanta roba ragazzi!

E devo aggiungere anche che mi ci voleva un finale di buon gusto, realizzato senza pieghe di trama nè sgualciture di tensione emotiva.
Se mi avete seguito saprete già che mi era capitato ultimamente di vedere delle serie ben fatte, o magari basate su delle belle idee, ma che mancavano sempre di un elemento sempre più raro: la classe. E Glow, in tutta la sua apparente semplicità, ne ha da vendere. Sotto tanti, o forse tutti i punti di vista. Esagero? Onestamente non credo. Tutto perfettamente armonico al suo interno. Ogni piccolo ingranaggio si incastra armoniosamente e vellutatamente con quelli che lo circondano e ai quali è collegato. Non ve ne accorgete perchè Glow funziona talmente bene che sembra costruito in scioltezza e facilità, ma è vero il contrario. Ogni singolo dettaglio è pensato e posizionato con meticolosa cura e con grande gusto estetico, come dicevo poc’anzi. Pura armonia, davvero.

GLOW è una serie tv statunitense del 2017 creata da Liz Flahive e Carly Mensch per Netflix

Nonostante il caos sul ring e il disordine al di fuori di esso, niente è però fuori posto dietro il sipario.
La sceneggiatura è inattaccabile. La regia è meravigliosamente funzionale. La colonna sonora è splendida e ricca di chicche. Mentre per il cast..devo replicare il wow di inizio articolo. Il casting è stato quasi un’opera d’arte. La crew di Glow è una delle più affiatate, ben amalgamate e funzionanti che mi vengono in mente.
Forse potrei anche azzardare che a livello di lavoro di squadra è forse addirittura LA migliore che io ricordi. Si tratta di un’opera corale a tutti gli effetti, con dieci e più protagonisti, e farli vibrare – e saltare, e interagire, e wrestlare – alla stessa frequenza è un’impresa da ingegneri spaziali del cinema secondo me.
Naturalmente ci sono personaggi che magari hanno più visibilità di altri, ma ognuno di essi trova lo spazio per portare in scena il proprio vissuto, le proprie contraddizioni e aspirazioni, nonchè il proprio singolare modo di essere americani oltre che esseri umani. Leggete tra le righe. E questo è interessantissimo!

Vabbè, meglio non dilungarmi troppo. Voi la conoscete Glow? La seguite o l’avete intravista? Spero di sì. Ma in caso contrario spero proprio che non l’abbiate scartata solo perché si tratta di una serie di wrestling al femminile. Ammetto che inizialmente, a prima vista, magari soffermandosi sul logo, possa sembrare una roba un po’ troppo old fashion o addirittura kitsch. Ma a pensarla così si finirebbe totalmente fuori strada.
Si tratta di una serie in tutto e per tutto originale, assolutamente divertente e che intrattiene alla grande senza “rubare” troppo tempo. Tutti gli episodi sono di trenta minuti, durante i quali del puro divertissement (d’altronde c’è pur sempre di mezzo il wrestling) si alterna a un’analisi mai banale della società e della cultura a stelle e strisce, con tutti i suoi miti e le sue contraddizioni.
Bollicine, voli plastici sulle corde di un ring, risate, fallimenti, surplex, vittorie, disuguaglianze, televisione, America.

Questa serie è davvero un piccolo gioiellino. Mi auguro che la guardiate. Posso mettere la mano sul fuoco che non ve ne pentirete.
Per oggi è tutto, adesso corro a fare la danza di guerra di Ultimate Warrior.
Phil

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