Majakovskij, in memoria di un immenso poeta

Il 14 aprile 1930 Vladimir  Vladimirovič Majakovskij decideva di affrontare un viaggio
senza ritorno.
Prendeva commiato così, con questa lettera:

“A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno.
E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare.
Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi.
Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta.
Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma,
le mie sorelle e Veronika Vitol’dovna Polonskaja.
Se farai in modo che abbiano un’esistenza decorosa, ti ringrazio.
[…]
Come si dice, l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano.
La vita e io siamo pari.
Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci.
Voi che restate siate felici.”

Perfino nei saluti le sue parole brillavano di una bellezza, di una profondità e
di una onestà uniche.

In memoriam,
Phil

Vladimir Vladimirovič Majakovskij 
(7 luglio 1893 – 14 aprile 1930)

Il giocatore

Riabbracciando Dostoevskij

Quanto è strano rimettere le mani sulla prima opera letta del tuo scrittore preferito! Soprattutto dopo essersi innamorato, negli anni a venire, degli altri suoi immensi capolavori.

Già, Il giocatore è stato il romanzo con cui, in gioventù, ho conosciuto Sua Maestà Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Ricordo che apprezzai molto la lettura, una volta calatomi nelle atmosfere e negli scenari dell’epoca. Non avevo ancora idea, però, di quanto profondamente mi sarei immerso di romanzo in romanzo, con l’anima e con la mente, nella Russia del 1800 viaggiando da Delitto e Castigo all’Idiota, dai Demoni ai Fratelli Karamazov. Mi fermo perché altrimenti finirei per elencare la sua intera bibliografia.
D’altronde, come ho già detto, il buon Fëdor è il mio scrittore preferito. Ma non sono qui per scrivere dei suoi volumi più noti ed osannati. Mi ritrovo invece a riempire i pixel di questa pagina perché mosso da affetto e nostalgia giovanili ma anche da un sincero stupore.


I primi due sentimenti immagino che vi siano familiari: sono quelli che proviamo quando torniamo a riascoltare un album che ha segnato la nostra adolescenza oppure a rivedere un film che è stato la colonna portante del nostro immaginario giovanile. Lo stesso accade quanto si torna a sfogliare voracemente le pagine che hanno ingravidato la nostra fertile e recettiva sete di conoscenza, storie e vicissitudini quando eravamo ragazzi.
Lo stupore che ho provato, invece, riguarda la prospettiva diversa dalla quale ho osservato lo stesso scrittore dopo averlo conosciuto meglio, molto meglio. Dopo averne seguito le gesta più gloriose, nonché la maturazione più dolorosa. Dopo aver passeggiato accanto a lui attraverso le traversie della vita riversate nelle sue opere.

Il giocatore (in russo: Игрок) è un romanzo di Fëdor Dostoevskij pubblicato nel 1866


E’ esilarante notare la febbrile pressione che Il Nostro deve aver provato quando ha dovuto iniziare e terminare il romanzo in ventotto giorni. Questo perché, in base ad un accordo con il suo editore, avrebbe altrimenti perso i diritti sulle proprie opere per parecchi anni a venire…
Si tratta della stessa febbrile concitazione che pervade l’intera narrazione, e che anima le gesta spesso inconsulte di Aleksej Ivànovic, il protagonista. In comune con la penna che l’ha disegnato Aleksej possiede anche la smodata passione per il gioco d’azzardo, vizio che lo rovina nella finzione quasi quanto ha dannato nella vita reale il romanziere.

E’ stato davvero piacevole tornare su quel caos e su quella concitazione, anni dopo.
Ed è stato altrettanto interessante notare quanto tutti i personaggi del Giocatore, dal primo all’ultimo, mi stiano profondamente sui fondelli. Odiosi, insopportabili tutti.
E apprezzare sinceramente un romanzo senza nutrire alcuna empatia nei confronti di nessuno dei suoi personaggi, non fa altro che rivelare – anzi confermare! – la grandezza e la genialità dell’autore che li ha creati. Fëdor Dostoevskij, gigante della letteratura mondiale. IL gigante, per quanto mi riguarda.
До́брый день.

Фил

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