Majakovskij, in memoria di un immenso poeta

Il 14 aprile 1930 Vladimir  Vladimirovič Majakovskij decideva di affrontare un viaggio
senza ritorno.
Prendeva commiato così, con questa lettera:

“A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno.
E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare.
Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi.
Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta.
Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma,
le mie sorelle e Veronika Vitol’dovna Polonskaja.
Se farai in modo che abbiano un’esistenza decorosa, ti ringrazio.
[…]
Come si dice, l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano.
La vita e io siamo pari.
Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci.
Voi che restate siate felici.”

Perfino nei saluti le sue parole brillavano di una bellezza, di una profondità e
di una onestà uniche.

In memoriam,
Phil

Vladimir Vladimirovič Majakovskij 
(7 luglio 1893 – 14 aprile 1930)

Hollywood e la rivincita della sostanza sulla forma

Dalla Stone alla Moss, una piccola rivoluzione rosa nel cinema americano

Ieri ho visto Shirley, un film drammatico dalle tinte rarefatte e oniriche, con una punta di gotico e dei momenti affini al thriller. La pellicola è pregevole, sebbene non indimenticabile.
A bucare lo schermo, però, è Elisabeth Moss. Come al solito, come sempre ultimamente.
Per onestà di racconto anche Michael Stuhlbarg e Odessa Young se la cavano egregiamente. Ma la bionda ancella, divenuta popolare grazie alla originale e validissima serie tv The Handmaid’s Tale, è una spanna sopra tutti gli altri. Che talento che ha la trentottenne losangelina! Oramai l’ho vista già in parecchi film (tra ruoli primari e secondari) e per quanto ne abbia memoria non ha mai fatto cilecca. Non solo, non ha mai interpretato un qualsivoglia personaggio in una maniera che definirei diversamente da impeccabile. Esagero?

Quanti giri di parole, maremma boscaiola: la Moss è una grande attrice, punto. Già, punto. Professionale, surrealmente dedicata, espressiva. Sembra calarsi nella parte che le viene affidata con una naturalezza disarmante. Ma a pensarci bene si tratta anche di stakanovismo, è palese quanto la Moss sia costantemente focalizzata e concentrata sul proprio lavoro. Non a caso le stanno affidando sempre più spesso ruoli da protagonista e copioni impegnativi.
E questa non è, o non è stata, un’abitudine tipicamente hollywoodiana. Mi riferisco alla scelta di consegnare le chiavi di un film nelle mani di un’attrice non particolarmente bella. E a tratti, la Moss, può facilmente risultare addirittura bruttina.
Ma poco importa se lei piaccia o meno e se sia molto o poco attraente, a contare è il fatto che il suo talento mandi in panchina il suo aspetto fisico. Quando c’è di mezzo Elisabeth la bravura va in primo piano e l’esteriorità finisce nel secondo.
Si tratta di una dinamica tutt’altro che scontata, soprattutto per il cinema a stelle e strisce. Soprattutto per una nazione immaginaria, quella del cinema made in USA, che ha come capitale Los Angeles che dell’aspetto fisico ne ha fatto quasi una ragion di Stato, se non una religione. C’è più botox che ossigeno in California, probabilmente.

Emma Stone (Scottsdale, 6 novembre 1988) e
Elisabeth Moss (Los Angeles, 24 luglio 1982)

E dopo aver visto Emma Stone incoronata regina del grande schermo di questo ultimo periodo, o quantomeno dopo la sua ammissione ai ranghi della nobiltà cinematografica, penso che si possa iniziare a parlare di “nuovo corso”. Un corso che valorizza maggiormente le capacità a discapito di un seno giunonico o di una sensualità amazzonica. Fermatevi un attimo a pensarci: tra gli attori – non mi riferisco alla categoria attoriale, parlo degli uomini – la bruttezza è spesso passata in secondo piano quando veniva controbilanciata da classe e carisma. Ce ne sono sempre stati tanti di attori più bravi che belli, e di chance – e ruoli importanti, e statuette! – ne hanno sempre avuti un discreto numero.
Lo stesso discorso non poteva farsi per il gentil sesso, purtroppo. Rare eccezioni a parte. Eppure Emma Stone in tanti la considerano per niente bella o addirittura bruttina con quegli occhioni da extraterrestre che si ritrova (personalmente la trovo addirittura bellissima, ma confrontandomi con con tanti dei miei amici e conoscenti rilevo un certo stupore sui loro volti quando lo sostengo apertamente) – ma ciò nonostante i produttori di L.A. fanno a gara per coinvolgerla nei propri progetti. Questo perchè è brava, dannatamente brava. E alla fine dei giochi questo non può che contare, anzi deve contare più di qualsiasi altro fattore si vada a considerare. Nell’affidare una parte ad un’attrice così come ad un attore questo dovrebbe essere il parametro di riferimento.

Non so se si tratti realmente di un nuovo corso, come ipotizzavo prima, o di una coincidenza. Staremo a vedere. Però mi sembra di notare che anche attrici ormai navigate, ma ancora relativamente giovani e quindi appartenenti al cinema dei nostri giorni piuttosto che a quello delle scorse decadi, come Charlotte Gainsbourg o Maggie Gyllenhaal (entrambe dalla bellezza molto soggettiva ma dal talento piuttosto oggettivo, soprattutto la newyorchese) di recente stiano ricevendo copioni più importanti rispetto a prima. E sotto i riflettori ritengo che stiano interpretando ruoli sempre più spesso da protagonisti.
Stesso discorso per un’Octavia Spencer. E Viola Davis? Pure. Noomi Rapace?
Sarà una mia impressione ma un tempo solamente un vulcano di bravura come Tilda Swinton sarebbe emersa nonostante un sex appeal discutibile o inesistente. E anche senza prendere un passaporto e volare negli States, in Italia quante Anna Magnani abbiamo avuto? Io ricordo moooolte più attrici belle ma scarse che in gamba ma poco vistose.

Spero di avere ragione. Perchè di attrici appariscenti e attraenti ce ne sono un’infinità, ma di talentuose e geniali nella recitazione…molte di meno. Perciò è giusto che gli scettri, i troni e i ruoli più rappresentativi e significativi vadano a loro. Così come accade per gli uomini.
Il tempo dirà, d’altronde.

Phil

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