Babylon, una cavalcata cinefila frenetica e travolgente

Chazelle ci regala un’epopea sul cinema anni ’20 che ricorderemo

Il nuovo film di Damien Chazelle è un portentoso cavallo imbizzarrito.
Un cavallo di razza, istrionico, colorato e con i polmoni d’acciaio che lo fanno correre per tre ore piene senza sosta né cali di intensità. Chapeau, amici miei.
Siamo solo a gennaio ma credo di aver appena visto uno di quelli che si riveleranno Film dell’anno.

Non è la prima volta che un regista azzarda un’epopea sul cinema stesso e sulla sua storia. Anzi, è recentissima l’ultima dichiarazione d’amore dedicata al grande schermo – è quella di Spielberg, che con The Fabelmans ha realizzato un gran bel film raccontando la propria storia personale. Altre tre ore di pregevole fattura.
Con Babylon, però, siamo a un livello superiore, imho. Basterebbe anche solo il finale, che paragonerei a una cavalcata rock’n’roll di fine concerto negli anni ’70. Tutto torna.

Come sempre non mi calo nelle profondità di un’analisi tecnica dell’opera filmica, sia perché non sono – né vorrei mai essere – un critico cinematografico, sia perché non è nella natura stessa di questo blog.
Non posso però esimermi dal puntare i riflettori su un cast meraviglioso, che può contare su Brad Pitt, Margot Robbie, Diego Calva, Tobey Maguire, Jean Smart e tanti altri comprimari di valore. C’è perfino Flea dei Red Hot Chili Peppers, che con il cinema non c’entra niente ma che non sfigura affatto.
Tutti in formissima, tutti ispirati, tutti traboccanti della stessa energia che pervade la pellicola dall’inizio alla fine.

Babylon è un film del 2022 scritto e diretto da Damien Chazelle

Perfette le musiche, accecanti i colori e la fotografia, incalzante il ritmo delle sequenze.
Il regista americano ha realizzato un piccolo capolavoro secondo me.
Avevamo già capito che Chazelle avesse talento da vendere guardando Whiplash e La La Land (ma anche First Man, che a me non era per niente dispiaciuto).
Se n’erano accorti anche a Hollywood, non a caso trasformandolo nel 2017 nel più giovane regista di sempre a vincere un Premio Oscar.

Questo è uno di quei film che guardare in lingua originale non è una scelta ma un obbligo morale. Non sono un integralista delle V.O. né tantomeno un talebano che si lancia in una guerra santa al doppiaggio, ma in questo caso il valore aggiunto della versione originale raggiunge proporzioni tali da renderlo, secondo me, non solo caldamente consigliato ma addirittura obbligatorio.
Anche solo per poter ammirare Margot Robbie, divina e forse alla sua migliore performance di sempre.
Vorreste proprio ascoltarla recitare, fidatevi. Fatelo, se potete.

Concludendo, come riassumere l’esperienza in sala in tre righe?
Fino a metà della sua durata Babylon sembra “solo” un film estremamente divertente ed esilarante, ma poi rivela pian piano una propria profondità narrativa che colpisce il cuore di chi ama e conosce il cinema sin da bambino.
Il finale, gli ultimissimi minuti, poi, sono secondo me quelli che lo relegano nell’Olimpo delle pellicole memorabili.

Phil

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The Boxer, una storia di guantoni e bombe tutta europea

Daniel Day-Lewis e la città di Belfast i protagonisti di un gran bel film di Jim Sheridan

C’è chi sostiene che Daniel Day-Lewis sia il miglior attore di tutti i tempi e c’è chi non capisce niente di cinema.
Scherzo, mes amis, scherzo. Credo che sia impossibile stabilire che sia il più grande di sempre. Probabilmente sarebbe un’impresa anche solo restringere la cerchia a dieci nomi. Inutile provarci, ad ogni modo. Di fatto, però, l’attore inglese ha mostrato durante la propria lunga e ricca carriera di possedere doti attoriali brillanti, cristalline, stupefacenti.
E il fatto che sia mostruosamente bravo è confermato da un palmares di premi e riconoscimenti da far invidia a qualsiasi gigante di Hollywood.
Tre premi oscar come Miglior attore protagonista (per Il mio piede sinistro, Il petroliere e Lincoln) parlano in maniera più inequivocabile e autorevole di mille oratori di professione.
E lasciatemi dire che ne avrebbe meritati almeno un altro paio (in Gangs of New York e soprattutto Nel nome del padre).
Insomma, de che stamo a parla’?!, direbbero all’Accademia della Crusca.

The Boxer è un film del 1997 diretto dal regista Jim Sheridan

Oggi però non sono qui a scrivere per decantare le lodi del fuoriclasse londinese, bensì per consigliarvi la visione di uno dei suoi film che per qualche strana, sciocca e bislacca ragione non ha ricevuto l’attenzione e l’eco che avrebbe meritato. Spero, con questi aggettivi vintage e desueti, di aver reso chiara l’idea di come non riesca a farmene una ragione. Perdindirindina.

Mi riferisco a The Boxer, pellicola del 1997 a firma del regista irlandese Jim Sheridan. In realtà al momento dell’uscita il film non passò inosservato – aprì il 48° Festival di Berlino e fu poi candidato ai Golden Globe nelle categorie Miglior film, Miglior regista e Miglior attore protagonista – ma la sua fama ebbe vita breve.
Eppure di motivi per i quali avrebbe meritato la consacrazione a piccolo cult me ne vengono in mente diversi.
Due su tutti: l’originalità della storia e l’interesse storico.

In un cinema saturo di storie che riguardano pugili – quasi tutte americane e all’americana, e talvolta, per carità, assolutamente iconiche come per Rocky e Toro Scatenato, o i più recenti Cinderella Man e Million Dollar Baby – prima della pellicola di Sheridan davvero ne mancava una dal sapore e dall’estetica meramente europei.
The Boxer, a dire il vero, rappresenta molto di più di questo: inserisce la narrazione sportiva all’interno di un contesto socio-politico di una portata storica esplosiva. Le vicende umane dei protagonisti sono calate mirabilmente nella Belfast dilaniata dalla guerriglia civile tra protestanti e cattolici e dal sanguinoso conflitto a suon di bombe e arresti indiscriminati tra IRA e governo britannico.
Nell’opera di Sheridan c’è un meraviglioso equilibrio tra finzione romanzata di taglio sportivo e crudo realismo storico dal piglio quasi giornalistico.

Daniel Day-Lewis poi, come sua abitudine senza strafare ma con grandi cuore e umiltà, porta sulle proprie spalle il bandolo di una matassa incendiaria che per quanto oggi sia stata cancellata dagli onori e dai disonori della cronaca, è ancora marchiata a sangue nella memoria di un intero popolo.
I’m not a killer, Maggie, but this place makes me want to kill.”
(Daniel Day-Lewis nei panni di Danny Flynn)

Vi consiglio sinceramente di guardare The Boxer e possibilmente di farlo in lingua originale. Credo proprio che vi entrerà nel cuore.

Phil

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