Furore

Siamo tutti Okie, o lo siamo stati, oppure lo saremo. Magari lo è stato qualcuno dei nostri avi, forse lo sarà qualcuno dei nostri discendenti.


E’ la storia degli uomini, di tutti gli uomini.
E’ una storia circolare. Possiamo guardare dall’altra parte, rinnegarla o tacerla: essa comunque tornerà.
Anzi, è sempre presente, anche quando sembra così lontana da noi e dalle nostre vite.
E’ la storia dell’umanità, e non si può sfuggire a qualcosa di cui si fa parte dalla nascita.
Né tanto meno si può sfuggire all’istinto fondamentale ed inalienabile della nostra specie, quello che ci ha accompagnato lungo il percorso dell’evoluzione e che ci mantiene in vita: l’istinto di sopravvivenza.


Cambiano i periodi storici, i protagonisti, i carnefici e le vittime, gli accusatori e gli imputati, i colori e i costumi, le lingue e gli accenti, l’incendio da cui si scappa e la sorgente d’acqua che si vuol raggiungere, ma allo stesso tempo resta tutto dannatamente uguale.
Lo schema si ripete da sempre, e probabilmente continuerà a farlo per sempre.

Che lo spirito di Tom Joad possa restarci vicino, nascosto e dappertutto.
E che possiamo noi riuscire ad ascoltarne i sussurri…

Phil

Da Furore (The Grapes of Wrath) di John Steinbeck, 1939.

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