Una volta erano guerrieri

Avevo voglia di un imprescindibile, così sono tornato a vedere Once were warriors.
A distanza di tanti anni dall’ultima volta (l’ultima di una lunga serie di rewatch iniziata quando ero ragazzino) l’effetto è sempre lo stesso: un ceffone in pieno volto.
Pochi film, in tutta la gloriosa storia del cinema, hanno la carica emotiva e l’intensità di questa pellicola. E anche la drammaticità, la disperazione di un’etnia al varco dell’estinzione, se non genetica quantomeno culturale.


Questo film è un cazzotto tra la costole, una ginocchiata nello stomaco, una gomitata alla trachea che ti toglie il respiro mentre hai le viscere già in preda ai crampi.
Perdonatemi il linguaggio cruento, ma Once were warriors lo è di più!
Già perchè neanche con l’intervento di dinosauri, robot e creature infernali a tre teste si sarebbe eguagliata la violenza machista e schiumante di Jake la Furia (magistralmente interpretato da Temuera Morrison). Neache Terminator e Robocop insieme avrebbero steso Jake The Muss (nella versione originale).
E perchè mai? Palesemente perchè non c’è niente di fittizio o artificiale in questo film.
È proprio il realismo, il realismo della decadenza spirituale e dell’alienazione culturale di un intero popolo, a rendere l’opera neozelandese un cocktail di gin e vetri frantumati.
Il cuore che pulsa lungo tutti i 95 minuti è lo stesso organo tumorale che avvizzisce le membra di tutta la società contemporanea, e non solo di quella ereditata dai Maori.
Il morbo annichilente della globalizzazione fa le stesse vittime ovunque, mentre guardiamo dall’altra parte attraverso lo schermo di uno smartphone, distratti da un influencer con i baffi arricciati o dalle labbra siliconate.

Once Were Warriors – Una volta erano guerrieri è un film neozelandese del 1994 diretto da Lee Tamahori


Una volta erano guerrieri, i Maori.
Un tempo lo eravamo tutti in un certo qual modo, in quanto umani. Suppongo sia così che siamo sopravvissuti alla peste nera, alle carestie e a migliaia di guerre.
Cosa ne è rimasto di questo slancio evolutivo e di una simile resilienza? Solo la violenza, cieca e bruta. Come quella di Jake la Furia.
Dove sono finiti la dignità e la fierezza un tempo posseduti dallo spirito Maori? E dove sono l’umanità e la forza morale che corroboravano lo spirito universale dell’intera specie? Sempre sempre più annacquati nel beverone che trangugiamo come pecore satolle nel post-foraggio. Sentendoci fieri felini solo per una pelliccia che altro non è che un costume di carnevale.


Vabbè, inizialmente volevo solo scrivere di quanto sia divinamente brava Rena Owen, di quanto sia meraviglioso il contrasto nelle inquadrature tra i cieli blu dell’incanto e il rosso insanguinato della terra del disincanto, di quanto sia intrippante l’accento neozelandese guardando il film in lingua originale (scozzesi e gallesi levatevi proprio)…e invece poi mi ha preso la penna selvaggia, che si è imbizzarrita e mi ha portato sulla tomba di Darwin.
Corro a fare un haka per smaltire l’eccitazione e la vena barda.
Sorry per lo sproloquio liberatorio, folks.

Concludo riflettendo sul concetto che mi si è impresso nella memoria sin da quando ero adolescente: una volta erano guerrieri.
Once were warriors.

Phil

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