Anime fiammeggianti, monadi, CCCP e io

Pensieri randagi in una serata di fine estate

Avrete notato che approfondisco spesso e volentieri tematiche annesse e connesse ai CCCP o alla loro evoluzione, i CSI.
Di mezzo, in pratica, ci sono sempre Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni.
Il motivo non può essere, e non è infatti, solamente legato alla loro musica (che amo comunque in modi difficili da esprimere a parole).
Sono inevitabilmente e palesemente coinvolte affinità estetiche, intellettuali e poetiche.
Con tutte le contraddizioni, le ortodossie e gli anticonformismi tout court e contre tous del caso.
Del loro lato politico non me ne sono mai curato, invece. In primis perchè hanno espresso in altri modi e in ulteriori forme concetti e critiche molto più potenti di gran parte degli schieramenti politici esistenti. In secondo luogo perchè essi stessi, in realtà, si sono spinti molto oltre posizioni politiche già ai tempi in cui venivano considerati – da chi non ne coglieva fino in fondo provocazioni e sfide – schierati CON qualcuno o qualcosa invece che CONTRO molti personaggi, tanti sistemi, numerose dinamiche.
Se c’è infatti una parola che li descrive meglio è proprio la suddetta preposizione/avverbio: contro. Contro chi? Sarebbe meglio chiedersi contro cosa, ma finirei di scriverne a dicembre…dell’anno prossimo!
Un “contro” mai distruttivo ad ogni modo, bensì costruttivo, in quanto spinta a riflettere.
Una spinta a volte dolce e altre fastidiosa, dolorosa. Gioiosa e triste come due facce della stessa medaglia. Com’è la vita stessa, com’è senza desiderio di nascondersi il punk.
Ma sto divagando.

Non sono un grande estimatore della mistica, ma al tempo stesso – ed ecco affiorare le contraddizioni dell’essere umano, nessuno escluso – non riesco a negare del tutto la coincidenza/fatalità che ha visto i CCCP e il sottoscritto nascere quasi in contemporanea.
Non solo nello stesso anno, ma anche nella stessa stagione: in un autunno a Berlino, quando Ferretti e Zamboni si sono conosciuti ed è nata l’alchimia, la simbiosi, la stella danzante, la promessa di una distorsione che avrebbe scosso e percosso migliaia di persone con sentimenti e pensieri molto poco allineati a un’egemonia culturale d’oltreoceano che stava corrodendo, consumando e comprando l’anima di un intero continente, mentre ne faceva a pezzi altri.
Sì, così come l’avete appena letto, tutto d’un fiato.
Un’invasione che ci ha trovati pavidi, fragili, distratti, pigri, e facilmente corruttibili.
Non meno colpevoli quindi, in quanto complici.
Si sono disgregati i CCCP e il muro di Berlino prima, i CSI e la controffensiva all’invasione totale del consumismo poi. A resistere siamo rimasti come monadi – sapientemente distanziate da un super-organismo autosufficiente che non ha più nemmeno bisogno dei propri creatori – in un deserto digitale alienante, allucinante, annichilente.
Siamo rimasti fuochi isolati in un buio sempre più profondo. Eppur ancora ardenti.

Non posso sapere, nè pretendo di farlo, cosa il buon Giovanni volesse davvero dire con le – bellissime – parole che seguiranno, ma riesco facilmente a “vedere” le immagini che disegnano nella mia mente e gli echi che giungono al mio cuore.
E, a modo mio, le recepisco, le introietto. Sono in qualche modo mie in quanto parlano di me, seppure a pronunciarle sia stato qualcuno a me estraneo, che non ho mai conosciuto (di persona!).
Perchè si sa, le parole possono prendere vita propria e inseguire l’evoluzione scritta nel proprio dna semantico ed emozionale. Non tutte le parole naturalmente, solo alcune.
Quelle che, come faccio adesso, sentiamo la necessità di dover condividere, anche solo per prolungarne la vita.
E per raggiungere invisibilmente e immaterialmente le altre anime monadi fiammeggianti, ovunque esse siano.
Lascio la parola al buon Giovanni.
Buona fine dell’estate,
Phil

Ci sono molti fuochi,
ci sono fuochi che mangiano e fuochi che bevono.
C’è un fuoco che respinge il fuoco
e uno che lo attira,
c’è un fuoco che genera e un fuoco che consuma,
c’è un fuoco che illumina e uno che confonde.

Ci sono anime determinate dal fuoco, a loro tocca bruciare e tante sono le

possibilità del bruciare quante le anime che bruciano.
Diverse in tutto e a loro volta cumulabili in grandi famiglie.

Braci e tizzoni covano nella cenere, sono riconoscibili solo al contatto diretto.
Bisogna toccarli, smuoverli, stringerli, aggiungere dell’altro per rendersene 
conto e non è facile. Possono far male, molto male, inaspettato.


I fuochi fatui si illuminano un attimo, non hanno consistenza.
Uno scoppio di volontà e tutto finisce
adatti ad un mondo virtuale occupano per un attimo il luogo dell’apparenza. 
Belli, possibili, inutili, in forte crescita.
Possono solo confondere, per un attimo. Basta un sorriso a farli svanire
.

Le anime fiammeggianti sono visibili sempre,
anche da lontano, anche se distratti.
Si possono evitare.
Non nascondono la loro essenza, come potrebbero?
A guardarle da lontano riempiono gli occhi,
a starle a sentire palpitano e scoppiano.
Troppo vicine fanno male, scottare è la loro natura.
Possono far bene, molto bene.
Scaldano, illuminano, consolano, ma
bisogna essere predisposti, ardere.
Oppure stare alla larga.
Consultare l’Autorità.
Arruolarsi nei Vigili del Fuoco.

Giovanni Lindo Ferretti

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Una serata (indimenticabile) con il Consorzio Suonatori Indipendenti

La mia riflessione a cuore aperto su un concerto unico e irripetibile

Il concerto che in data 5 ottobre 1996 i C.S.I. tennero in memoria di Beppe Fenoglio è,
per quanto mi riguarda, qualcosa di trascendente e trascendentale.
In realtà si tratta di molto più che un semplice live, poichè l’evento fu preziosamente arricchito da testimonianze dirette dei familiari del drammaturgo partigiano e di brani scritti dallo stesso autore e recitati da coloro che salirono sul palco della chiesa di San Domenico ad Alba (presenti nella versione video/vhs della release, ndr).
Ciò che di unico e irripetibile avvenne quella sera nel paesello piemontese è stato pubblicato due anni più tardi come album dal vivo dei C.S.I. con il titolo “La terra, la guerra, una questione privata”.
E, come parte della magia che pervase quell’insolito e improvvisato auditorium, la registrazione trasmette perfettamente le vibrazioni irripetibili che Giovanni Lindo Ferretti
e la sua famiglia musicale generarono suonando parte del loro repertorio artistico.

“La terra, la guerra, una questione privata” è un album dal vivo del Consorzio Suonatori
Indipendenti. E’ stato registrato nell’ottobre del 1996 e pubblicato a gennaio del 1998

Ho parlato di trascendenza poichè quello che giunge alle mie orecchie è la celebrazione di un rituale – profano – estatico e mistico come non ne esistono in alcuna conclamata religione.
Mi stupra il cuore e mi ingravida la mente quasi sempre. Ma perchè parlo di coercizione?
Perchè ciò avviene spesso contro la mia volontà. A volte vorrei semplicemente ascoltare musica, a cuor leggero come direbbe oggi Ferretti, e invece l’ascolto mi pervade, mi percuote dall’interno, mi scuote, mi rende gravido di pensieri, percezioni e comprensione.
C’è poco a questo mondo che riesce in questo, almeno per quanto riguarda il sottoscritto.

Non soltanto io sono rimasto candidamente esterrefatto e commosso però, e a conferma di ciò basterebbe ascoltare ciò che il cantante Giovanni Lindo affermò all’epoca della release: «Picchia duro. Riascoltata un anno dopo la registrazione della serata ci ha turbato. Abbiamo deciso di fermarla, trasformarla in un disco. Un disco eccessivo che non si può tenere nascosto né si può consumare a cuore leggero. Difficile da gestire. Non è un disco live, nemmeno un concerto, è una serata in onore e a memoria di Beppe Fenoglio.
Un luogo, un pubblico, un contesto irripetibile»

Che dire ripensandoci?
Semplicemente questo: infinita gratitudine e immenso amore per questi figli dell’Emilia (paranoica ma meravigliosa)!

Phil

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Amandoti

Post per gli estimatori di Giovanni Lindo Ferretti

Più che un post, una sorta di sondaggio…o di conversazione, se avrete piacere ad interagire.

Vado dritto al punto: quali sono i vostri tre passaggi preferiti di G.L.F.?

Mi riferisco a quegli attimi nei quali, nel corso di una canzone, la voce del buon Lindo tocca le corde della vostra anima in modo particolare. Che si tratti di euforia, tristezza, rabbia, forza, nostalgia – o che non abbia alcun senso – non importa!
Parlo di emozioni, non di concetti né di motivazioni. E parlo di emozioni strettamente collegate con la sua voce, con la sua intonazione, con la sua enfasi.

Non faccio riferimento quindi né a canzoni in quanto tali, né tanto meno ad album e neppure ad alcun testo nella sua forma integrale.
Non mi riferisco nemmeno al Ferretti-pensiero, né alla sua poetica e soprattutto non alla sua visione politica presente o passata.
Focalizzatevi semplicemente su dei singoli momenti, sui frammenti di tempo e di spazio appartenenti al mondo delle sensazioni che vi catturano, e che vi hanno sempre catturato in una morsa di “ferrettismo” che, già lo intuite, durerà per sempre e al di là dell’individuo.

Mi riferisco, in poche parole, all’arte e alla dimensione della magia che si propaga attraverso la musica, e in questo caso specifico addirittura attraverso una semplice voce.
Vabbè, o ci stiamo già capendo alla grande, oppure non ci capiremo mai riguardo a questo argomento. Let it be.

Giovanni Lindo Ferretti, nato a Collagna il 9 settembre 1953



Mi rendo conto che ridurre la scelta a tre è limitativo. Ma limitato è anche il tempo che abbiamo a disposizione, e lo spazio. Perciò andiamo avanti.
Ecco i miei:

  • “E trema e vomita la terra
    Si capovolge il cielo con le stelle
    E non c’è modo di fuggire
    E non c’è modo di fuggire mai mai
    Svegliami svegliami….”

    (Svegliami, da “Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio – Sezione Europa”, 1989)
  • Guarda Sophia,
    Guarda la vita che vola via
    […]
    Guarda Sophia,
    Guardala che vola via!
    Facevi ‘a pizza a Pozzuoli e ‘a burina a Roma
    E mmò tu fai la Svizzera abbiti a Nuova York
    Sophia bella Sophia
    Sophia delle altrui brame
    Mmmh… quant’è bello in progress ‘sto cazzo di reame!”

    (Aghia Sofia, da “Epica Etica Etnica Pathos”, 1990)
  • “Grande è la confusione
    Sopra e sotto il cielo
    Osare l’impossibile
    Osare, osare e perdere”

    (Manifesto, da “Socialismo e barbarie”, 1987. Le parole, in questo caso, le ho volutamente modificate, perché ho sempre avuto l’impressione che siano state trascritte male, anche ufficialmente. Prendetemi per matto o per blasfemo, se volete. Se mai avrò l’occasione di chiacchierare con Giovanni, glielo chiederò).

Ammetto che è stato arduo tenere fuori A Tratti (praticamente dall’inizio alla fine), Cupe Vampe (stesso discorso), Memorie di una testa tagliata (idem con patatine, anzi con ćevapčići ) e svariati altri pezzi…ma avevo detto tre, e tre sono stati.
A voi la parola, se vi va.

Phil

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