Una commedia…Irresistibile!

Ok, non propriamente una commedia, nonostante il tono sia tra l’ironico e il satirico dall’inizio alla fine. Ma credo che non la si possa che inquadrare così. Oppure commedia politica? Ma chissene, amici miei. Ciò che conta che è che si tratta di un film davvero piacevole e interessante da guardare.
Adoro le opere che brillano per il semplice fatto di essere state scritte bene. Niente effetti speciali nè misteri o creature dallo spazio, nè tanto meno un ritmo indiavolato e neppure un taglio surreale o criptico da cineasta avanguardista. Niente di tutto ciò. Quella di Irresistible è una storia semplice (almeno in apparenza) e raccontata in maniera leggera e coinvolgente. Recitata altrettanto egregiamente poi, in special modo dal protagonista Steve Carell, una maschera sempre sul pezzo.

Irresistible è un film del 2020 scritto e diretto da Jon Stewart


Oltre a questi pregi, la pellicola di Jon Stewart – poliedrico one man show della televisione americana (oltre ad essere regista è anche conduttore, comico, attore, produttore, scrittore e commentatore tv) – possiede quello di essere impegnata. Culturalmente e politicamente. E assolutamente d’attualità. Tanto per gli americani quanto per noi italiani, in quanto condividiamo con i cugini d’oltreoceano l’inclinazione per la truffa e il malaffare, soprattutto in tema di fondi elettorali. Non sono io a dirlo ma le inchieste e i tribunali.
Il film porta sul grande schermo, anche in questo caso in maniera estremamente semplice e diretta, alcuni dei meccanismi di occultamento e di re-indirizzamento poco trasparente (per usare un eufemismo) dei proventi delle ricchissime raccolte fondi che finanziano la politica americana. Certo da noi le modalità di finanziamento ai partiti avvengono secondo modalità molto differenti, almeno al momento della raccolta, ma la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni mostra come spesso il denaro della politica confluisca nei conti bancari e nelle tasche dei privati, in modi altrettanto sofisticati di quelli a stelle e strisce. Ma torno a parlare di cinema adesso, che è meglio.

In conclusione Irresistible è secondo me un film ben realizzato, godibile, interessante e d’attualità. Io vi consiglio di dargli una chance e catapultarvi nell’America rurale del Wisconsin insieme a Mr Carell, e seguirlo nella battaglia tra democratici e repubblicani guidati rispettivamente da Chris Cooper (Il Ladro di Orchidee, American Beauty) e Brent Sexton (The Killing, Bosch). Molto brava anche Rose Byrne, nei panni dell’algida e ignorante stratega conservatrice Faith Brewster.

“This system, the way we elect people, it’s terrifying. And exhausting. And I think it’s driving us all insane” (Diana Hastings).

Phil

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Il mio “film del mese”: The King of Staten Island

Il filotto cinematografico positivo che mi ha accompagnato nelle ultime settimane non poteva che sfociare, proprio a fine giugno, nel miglior film del mese. Perlomeno del MIO mese. Cool.
Si tratta anche in questo caso di una commedia. Una commedia a cavallo tra un realismo triste ed un divertente grottesco. Un mix che funziona alla grande, ladies and gentlemen.
Il sorriso, che non sfocia mai in grasse risate ma è dall’inizio alla fine ben marcato sulle labbra dello spettatore, è sincero e di gusto.


The King of Staten Island è un film incentrato sull’efficacia dei dialoghi, perchè l’azione c’è (infatti la pellicola è tutto tranne che noiosa!) ma non è mai al centro del focus. Il che significa automaticamente che questi dialoghi sono davvero ben scritti.
È un film di provincia, quella newyorchese, quindi non aspettatevi che si parli di Rousseau o Gandhi. No, ci sono la vita reale e lo slang quotidiano a guidare i protagonisti e a connotarne le vicende. Semplicemente tutto calza a pennello.

The King of Staten Island) è un film del 2020
diretto da Judd Apatow.


E le interpretazioni? Il vero valore aggiunto! Mi auguro che lo guardiate in lingua originale, perchè assaporerete ogni singolo fonema associato ad ogni singola smorfia facciale.
Sullo schermo non vedrete una rimpatriata di premi Oscar come riesce ad organizzarne Scorsese, ma in compenso troverete una affiatata crew di attori davvero, davvero bravi.
E non parlo solo di Marisa Tomei (l’unica vincitrice di una statuetta della compagine) e di Steve Buscemi (ok anche lui è vincitore di un Golden Globe, ma qui ha un ruolo secondario comunque). Mi riferisco anche e soprattutto a Pete Davidson (chi? appunto!) e a Bel Powley (ancora una volta, chi? Eh!), che sono assolutamente perfetti per i personaggi che interpretano. Sono praticamente loro. Un enorme applauso a chi si è occupato del casting, perchè per tutti ruoli delle scelte migliori non riesco nemmeno a immaginarle

Insomma miei cari lettori, il mio film del mese è decisamente The King of Staten Island. Rischiatelo boys and girls, merita.

Phil

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The Peanut Butter Falcon: in viaggio verso un sogno

Una road trip comedy alla ricerca di umanità, inclusione…e di un posto nel mondo

Oh boys, oh boys. Ultimamente pare che io sia fortunato quando si tratta di film. Sono incappato in un filotto positivo che mi sta rallegrando non poco. Specialmente durante questi strani tempi post-Covid.
Sono uno che sperimenta parecchio, e spesso vado alla ricerca di film semi-sconosciuti, quasi alla ricerca della perla nascosta, del diamante grezzo. Mi cimento in attività da talent scout in pratica, pronto a scommettere sul fuoriclasse ancora sconosciuto.
Ovvio che spesso all’amo da pesca abbocchino scarponi affogati, nutrie maleodoranti o pesci dalla carne decisamente poco saporita. In alcuni periodi, maremma paludosa, la pesca sfortunata ha una cadenza quasi quotidiana.
Bene, di questi tempi è tutta un’altra storia invece! Son trote, merluzzi e tonni.
C’è da rimaner sazi, insomma.
Perdonatemi se in questo post la premessa finirà per esser più lunga del corpus dell’articolo. Ma il bello di un blog personale alla fin dei conti è proprio di poter andare totalmente di freestyle quando lo si vuole.

In viaggio verso un sogno –
The Peanut Butter Falcon
è un film del 2019 di Tyler Nilson e Michael Schwartz


Taglio corto adesso però. The Peanut Butter Falcon è un road trip movie. Quanto mi piacciono i road trip movie, boys. Lo ammetto.
Anche se non tutti escono col buco. Beh questa è una ciambella fatta in casa ed è venuta fuori dal forno ben cotta e gustosa, anche se dalla forma singolare.
È anche una commedia. E di queste ce ne sono di tanti tipi, come ben saprete. Ce ne sono di sofisticate, di sempliciotte, di romantiche, di idiote, di assurde e di realistiche.
Questa appartiene ad un’ulteriore tipologia. È una di quelle commedie che ti scalda il cuore come soltanto i tuoi nonni erano capaci di fare nel raccontarti una storia o portandoti allo zoo quando eri bambino. Non è affatto un film per bambini o adolescenziale, ma è pervaso da un tepore esistenziale che nonostante la drammaticità di alcuni temi toccati riporta indietro alle avventure dell’infanzia. Con una semplicità disarmante. Senza trucchi, senza strafare, senza alambicchi di assurdità.

Non è un film che rimarrà impresso nella memoria di chi lo guarda come un vessillo della comicità o un altare alla cinematografia, ma vi assicuro che una minuscola porzione di cuore ve la conquisterà.
Bravo e a proprio agio nel ruolo Shia Labeouf, disinvolta e incantevole Dakota Johnson e bravissimo il protagonista Zack Gottsagen – attore affetto dalla sindrome di Down – sempre spontaneo e coraggioso.
Fatemi sapere cosa ne pensate, se vi decidete a vederlo.
Nel frattempo tremate, il possente wrestler Peanut Butter Falcon sta per salire sul ring…

Phil

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Upload: la serie tv del mese!

Nonché tra le mie preferite dall’inizio dell’anno

Vado dritto al sodo: Upload è la serie più convincente che ho visto ultimamente (dall’inizio dell’anno ad oggi, in pratica). Una delle due più interessanti in realtà, insieme a Modern Love. E indovinate un po’? Entrambe sono targate Amazon. Ma su questo punto tornerò più tardi.

Non faccio recensioni né schede tecniche, per le quali vi rimando a Wikipedia o ai siti ufficiali delle singole tv series. Perciò mi limito brevemente a dirvi che si tratta di una mini-serie di dieci puntate, della durata di venticinque-trenta minuti per episodio.
Questo lo specifico perché oberati come sarete da serie che attendono da tempo di esser viste, e da altre appena uscite che stuzzicano la vostra curiosità…mi rendo conto che è un bel casino destreggiarsi. Lo so perché sono impantanato anch’io allo stesso modo.

Perciò vi può tornare utile sapere che Upload, in termini di tempo che vorrete dedicargli, non è impegnativa  come un pranzo di nozze (tipo una Grey’s Anatomy con i suoi 24 episodi a stagione) ma piuttosto come un sandwich da pausa pranzo. Un sandwich gourmet, però. Perché intrattiene, fa sorridere, fa anche pensare, e perché “accanisce”. Con quest’ultimo termine, per chi non ne fosse pratico, non intendo che fa abbaiare oppure rincorrere gatti o palline vaganti, ma che coinvolge e che fa compulsivamente premere il tasto “next episode” del telecomando virtuale. Soprattutto a partire dal terzo o quarto episodio, quando ci si è ben calati nella storia.

Upload è una (mini)serie televisiva americana di genere fantascienza/commedia creata da Greg Daniels

Come definire questa serie? Un bel problemino. Non mi riferisco al genere, forse perché almeno per quanto mi riguarda non è mai un discrimine (guardo di tutto, non ho preclusioni). Voglio dire piuttosto in che modo rispondere alla domanda “che tipo di serie è?”.
Un interrogativo tanto generico, se non si è avvezzi al pianeta serial, quanto significativo se siete dei fruitori abituali (in tal caso sapete benissimo a cosa mi riferisco).
Ci sono serie tv che gergalmente definiamo semplicemente fighe. Un gergo che non ha sinonimi altrettanto pregnanti nel linguaggio più elegante, perciò non lo definirei nemmeno più gergo. Sono quelle che vi incollano alla sedia e rapiscono tutta la vostra attenzione. Vi fanno immedesimare ed emozionare come nient’altro al mondo. Vi risucchiano, creano dipendenza. Vabbè, ci siamo capiti.
Ce ne sono altre che si lasciano guardare con piacere a cervello spento. Sono leggere, poco impegnative e aiutano a rilassarsi dopo una giornata pesante. A volte sono comiche, altre un po’ violente. Ma “senza impegno”, ed è per questo che sono perfette in alcuni momenti.
Ce ne sono altre che fanno ridere a crepapelle e influiscono positivamente sul nostro umore. Altre ancora ci fanno riflettere ed emozionare profondamente. Alcune addirittura ampliano o amplificano la nostra immaginazione.

A quale di queste appartiene Upload quindi? A nessuna, o forse un pochino a tutte. Non è la serie del decennio eh, intendiamoci subito: non lo è di sicuro! Però intrattiene divertendo e crea anche un leggero senso di dipendenza/accanimento. Fa sorridere spesso e nel frattempo fa anche riflettere. Stuzzica l’immaginazione, a volte in maniera originale mentre altre volte in modi che abbiamo già visto e rivisto, ma lo fa sempre con suo tocco specifico, lievemente incantato. Diventa immediatamente familiare. Sto scrivendo questo post prima ancora di guardare l’episodio conclusivo, ma già so che non vedrò letteralmente l’ora di vedere la stagione successiva. E questo dice davvero tanto. Concludendo: non finirà nella top ten delle mie serie preferite all-time, ma si tratta senza alcun dubbio di una delle sorprese più piacevoli dall’inizio di questo tormentato 2020!

Le ultime due righe le dedico al punto lasciato in sospeso ad inizio post. Mi sembra che Amazon stia decisamente surclassando Netflix. O l’ha già fatto. Impensabile fino a un paio d’anni fa, forse. Anche perché Netflix aveva cominciato con il proverbiale botto. Poi ha iniziato a cassare i suoi prodotti uno dopo l’altro, in alcuni casi davvero inspiegabilmente (nell’etere ci sono ancora alcune mie bestemmie che ululano vendetta). E a mandarne in onda di davvero grigi e banali. Amazon invece…niente, mi limiterò ad elencare alcuni dei loro prodotti e le conseguenze traetele da soli: oltre ai già citati Upload e Modern Love, Bosch, Watchmen, The Boys, L’uomo nell’alto Castello (madonna che spettacolo!!!), American Gods… Maremma boscaiola!!

E vabbè, torneremo ad aggiornaci presto sull’argomento. Nel frattempo, buona visione!
E iniziate a prendere posizione: sareste favorevoli al vostro Upload, oppure decisamente contrari?

Phil

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