Bob Odenkirk: oltre a Saul Goodman c’è di più!

Adoro Bob Odenkirk. Che peccato che abbia spiccato il volo così tardi. D’altro canto menomale che l’abbia fatto, perchè altrimenti noi cinefili ci saremmo persi un grande prestigiatore del piccolo e del grande schermo! Meglio tardi che mai, insomma.
Per alcuni appassionati di serie tv Bob potrebbe essere solamente l’avvocato disonesto di Walter White e Jesse Pinkman in Breaking Bad. Simpatico, divertente, ma that’s it.
In tanti, invece, l’avranno “seguito” nel brillante spin-off Better Call Saul, di cui è assoluto e ammaliante protagonista.

Gli archeologi del cinema, ovvero coloro i quali si appassionano e vanno a scavare nei meandri della carriera di un attore prima che le luci della ribalta l’abbiano illuminata, non avranno difficoltà a trovare pellicole in cui Odenkirk aveva già dato mostra delle proprie abilità. E a loro di certo non serve questo articolo.
Perciò lo indirizzo a chi ha una motivazione un po’ meno forte nell’andare ad avventurarsi in ricerche cinefile e che magari si concentra piuttosto sul presente. In tal caso, se state leggendo, potreste davvero volere vedere il suo ultimo lavoro, Nobody
(in italiano tradotto con Io sono nessuno).

Nobody (Io sono nessuno) è un film del 2021 diretto da Il’ja Najšuller


Perchè? Beh perchè è talmente improbabile e astratto immaginarsi l’attore americano in una pellicola sparatutto e picchiaduro che…non si può non rimanere sorpresi, piacevolmente sorpresi, nel constatare che gli riesce alla grande. Nonostante non ne abbia il tipico physique du rôle e anche minor esperienza nell’approcciarsi a ruoli del genere, Odenkirk indossa le vesti del duro con una naturalezza incredibile, a conferma delle sue capacità camaleontiche e attoriali di alto profilo.

Il film non è niente di rivoluzionario, sia ben chiaro. Anzi, è una sorta di remake di John Wick, per certi versi. Ma onestamente io l’ho perfino preferito alle pellicole del celebre franchise incentrato sul mio amatissimo Keanu Reeves. Ne ho apprezzato lo spirito goliardico e senza pretese, e al tempo stesso la grande cura per i dettagli e il buon gusto con il quale si è costruita la storia.
Poi vabbè, la partecipazione, anche se minore, di Christopher Lloyd e RZA di certo ha contribuito ad accrescere la simpatia per la pellicola del regista russo semi-esordiente Il’ja Najšuller.

Insomma, se Jo Squillo e Sabrina Salerno fossero state del settore, nel decantare le lodi di Bob Odenkirk avrebbero probabilmente cantato che sì, oltre a Saul Goodman c’è di più.
Molto di più.

Phil

N.B. Per commentare vai alla pagina del post (cliccando sul titolo )

Ozark, il lago più bello da visitare in provincia di Netflix

Aspettando i nuovi episodi della fantastica serie tv con Jason Bateman

In occasione del suo compleanno (cinquantadue anni oggi) vi parlo della serie tv di cui Jason Bateman è assoluto protagonista: Ozark. C’è chi dice che sia una delle migliori in circolazione, e poi c’è chi non la conosce. Non credo possano esserci altre posizioni sull’argomento.
Scherzi a parte, la “creatura televisiva” targata Netflix giunta alla terza stagione (attendiamo trepidanti la quarta) si è imposta subito all’attenzione degli appassionati di serie tv per una solidità inattaccabile nella scrittura, una fotografia mozzafiato anche quando cupa e tetra e…un cast eccezionale, lasciatemelo dire.
Alla sua guida, come ricordavo poc’anzi, c’è senz’altro un Bateman ai limiti della perfezione in un ruolo che sembra cucito appositamente per lui. Un po’ come Walter White era il perfetto Mr Hyde di Bryan Cranston nel capolavoro di Breaking Bad. Wow che paragoni, mi direte.
Beh se non siamo proprio a quei livelli…poco ci manca.

Ozark è una serie televisiva americana di genere
crime-drama in palinsesto su Netflix dal 2017

Forse Ozark non ha il suo Jesse Pinkman, ma in compenso possiede un coro di co-protagonisti capaci di creare un’alchimia vincente e avvincente di tensione nonchè di piacere visivo e montagne russe emotive. Una su tutti Laura Linney, partner in crime di livello decisamente alto e in profonda simbiosi con il proprio alter ego maschile.
Gli antagonisti – soprattutto quelli redneck, inquietanti e incisivi – non lo sono da meno. Diamante e mascotte, poi, secondo me è Julia Garner, giovanissima attrice dal talento cristallino che avevo già apprezzato nella meravigliosa The Americans. In Ozark la biondina all’apparenza delicata ma dallo sguardo ardito spicca il volo e fa il salto di qualità che la inserisce di diritto nell’élite della futura Hollywood. Che brava!

Insomma, se non conoscete ancora questa fighissima serie tv, vi invito a porre rimedio al più presto. Se al contrario già la seguite e apprezzate, immagino che vi unirete a me nel fare idealmente i migliori auguri di compleanno al vecchio Jason, che come il buon vino migliora vistosamente proprio con l’avanzare degli anni.

Phil

N.B. Per commentare vai alla pagina del post (cliccando sul titolo )

Truth be told: una serie tv all star

Podcast con delitto

Ecco una serie tv perfetta per la vostra cena: Truth be told.
Ok, ma…cosa vorrà dire una serie per cena? vi starete forse chiedendo.
Apple Tv+ ha creato un prodotto che ben si adatta alla consumazione di un rilassante pasto di fine giornata, secondo me. Continua a risultarvi criptico? Tutto l’opposto del drama tv series a stelle e strisce in questione, allora, che invece fila liscio come l’olio (voi non esagerate con il condimento però) e intrattiene senza centrifugarvi le meningi.
Ecco perchè penso che sia perfetto per essere consumato a cena, magari dopo una stressante giornata di lavoro oppure una pesante sessione di studio o in palestra.

Il ritmo è quello giusto per tenervi sull’attenti ma senza palpitazioni accelerate (e quindi senza rischiare di farvi andare la cotoletta di traverso). I dialoghi non sono nè banali ma nemmeno cervellotici (masticherete col sorriso, in pratica). La trama è solida nella sua semplicità e nella sua onesta non-pretenziosità (niente scherzi insomma, e niente minacce di insonnia da attività neuronale bombastica). Il cast infine…beh è quello decisamente di alto livello (come un tiramisù artigianale a Venezia).

“Truth be told” è una serie tv americana prodotta da Apple TV+ e basata sul romanzo “Are you sleeping” di Kathleen Barber

Probabilmente il pregio maggiore della serie è proprio quest’ultimo, ed è un elemento non da poco se si parla di Aaron Paul e Octavia Spencer, per esempio. A far compagnia a Mr Breaking Bad Junior e alla vincitrice di Oscar e Golden Globe c’è la bella, brava e famosa Lizzy Caplan (già protagonista della serie Masters of sex insieme a Michael Sheen). Attori di serie A, insomma. Ma non finisce qui: a completare il puzzle ci sono Elizabeth Perkins (Weeds), Brett Cullen (troppi film e serie tra i quali sceglierne uno da menzionare), Annabella Sciorra (anche lei l’avrete vista un po’ ovunque, di recente nelle serie Marvel comunque) e Ron Cephas Jones (This is us, Luke Cage). Davvero una bella crew, e davvero interessante guardarli interagire tra loro.
Per quanto riguarda la trama invece, beh lo sapete: non voglio essere responsabile di un vostro eventuale impigrimento, perciò mi limito a ricordarvi che…Wikipedia rules.

Come lasciavo intuire sin dall’incipit dell’articolo, non si tratta di una serie monumentale, indimenticabile e che vi rapirà il cuore. Però probabilmente, come ha fatto con me, vi accompagnerà lungo il ponte che collega una giornata tosta faccia a faccia con la realtà a una serata tranquilla e disintossicante nel reame della fiction. E’ importante anche questo, ragazzi. A volte si sente la necessità di qualcosa di stimolante per la fantasia e di sfidante per le sinapsi, altre volte una passeggiata nell’intrigo di un mistero casalingo a portata di dessert. Se vi capita di leggere questo articolo in una serata in cui siete di umore easy, guardate il primo episodio di Truth be told e potreste aver voglia di andare avanti con gli altri sette.
Fatemi sapere. E buona cena.

Phil

N.B. Per commentare vai alla pagina del post (cliccando sul titolo )

Le mie dieci serie tv preferite

Oggi mi avventuro in un’impresa impossibile. Starò esagerando nel definirla così? Naaaa, niente affatto. Per un appassionato, credetemi, lo è.
Più o meno come chiedere ad una madre di scegliere un figlio da salvare e di condannarne un altro alla dannazione eterna.
Ok, suona un tantino estremo come esempio. Maybe. Ma sento che calza a pennello con il compito salomonico di scegliere le mie dieci serie tv preferite.
Anzi, restando in tema di citazioni bibliche quella più appropriata dovrebbe coinvolgere Noè e la sua arca, a dire il vero. Ma nemmeno in realtà, perchè per lui la scelta era palese e immediata. Anzi, non doveva nemmeno farla: gli bastava prendere due esemplari per ogni specie e caricarli sul barcone delle meraviglie. Abbastanza easy, non trovate?
Tutto un altro paio di maniche, invece, ridurre a dieci una cernita che dovrebbe dare spazio e gloria ad almeno altri trenta “esemplari” televisivi.
Dieci siano, però. Come i comandamenti, come il voto che darei a ciascuna di esse.


Una specificazione fondamentale: non ne farò una questione di merito oggettivo.
Non intendo osservare criteri di mera estetica o di valore universale (ammesso che sia un concetto lontanamente plausibile) e neppure di critica cinematografica (perchè sì, le serie tv di qualità arrivano e in molti casi superano i film di più pregiata fattura – per fortuna questa è una nozione oramai sdoganata ed accettata da tutti o quasi).
L’unico criterio che prenderò in considerazione nella scelta è quello di significatività per me. Selezionerò le dieci serie televisive che hanno messo le radici più profonde e floride nel mio cuore di cinefilo. Anzi, di essere umano.
Quelle che non dimenticherò mai. Quelle che ho visto e rivisto con piacere. Quelle che sono entrate a far parte del mio immaginario, del mio lessico, della mia persona. Quelle che mi hanno segnato, cambiato, ispirato. Quelle che mi hanno strappato lacrime sincere e risate di pieno gusto. Quelle che in alcuni momenti mi mancano terribilmente, quasi fossero delle persone care che non incontrerò mai più. Quelle tatuate sulla mia anima e marchiate a fuoco nella mia storia.

Da dove comincio? Considerando che non ci saranno nè un podio nè una classifica, posso iniziare con quella che – forse a causa di un semplice “effetto recenza” – mi suscita emozioni ancora decisamente vibranti: Sons of Anarchy.
Che cavalcata, ragazzi! L’ho scoperta quando era appena stata trasmessa la prima stagione e non ne parlava ancora nessuno. Trovai un dvd con tutti gli episodi relegato in un angolino di un non ricordo quale megastore. Unica copia. Lo vidi, “lui vide me”, e fu amore a prima vista. Un viaggio di impareggiabile bellezza e con una colonna sonora divina. E’ una parte di me. Come join the murder.

Torniamo indietro di “qualche anno” e ricordiamo un trittico di serie che mi ha accompagnato ai tempi dell’università: Dr House, Californication e Heroes.
Non potrebbero essere più diverse tra loro, eppure mi hanno scaldato il cuore in modi molto simili dopo tutto. Il dottor Gregory House per la sua intelligenza, il suo umorismo cinico e geniale e la sua inclinazione a trasgredire regole ipocrite e luoghi comuni.
Così come il brillante e sregolato Hank Moody, scrittore profondamente rock’n’roll e dal cuore d’oro nonostante gli innumerevoli vizi e difetti.
Una cosa in comune queste tre serie ce l’hanno: uno spirito genuinamente ribelle e anticonformista. Sì, perchè anche Heroes – opera meravigliosamente corale piuttosto che cucita su misura di un protagonista istrionico e carismatico come le altre due – danza costantemente sul cornicione del bene che osserva il baratro del male senza affrettarsi in giudizi, e offrendo una visione sempre multi-prospettica sulla società attuale, sulla scienza e sull’esistenza. Certo il suo lato forte è trasmettere buonumore e coinvolgere con sue intrecciate vicende, ma è molto più profonda e poetica di quanto si possa osservare in superficie. Così come House e Californication, non lesinano in risate e intrattenimento, ma arpionano dilemmi secolari, nonchè alti e bassi della condizione umana, non meno di alcuni grandi classici della letteratura. Chapeau.

Vado adesso a rievocare Dexter e Lost, quasi due epopee per numero di episodi, durata negli anni e sviluppo della sceneggiatura. Anche queste di emozioni me ne hanno date davvero un gran numero, però forse ciò che più mi ha coinvolto in entrambe è l’aspetto psicologico dei protagonisti. Le interminabili passeggiate nella psiche deviante ma illuminata di Dexter Morgan e in quelle più o meno complicate – dal fato, dalla natura umana e da quella esoterica del pianeta o del creato – dei naufraghi più famosi del piccolo schermo, sono state entusiasmanti e di ispirazione. Sono state coinvolgenti ed imprevedibili, così come lo è la vita. Sono terminate con delle risposte ma anche con tanti interrogativi, come lo è la vita. Hanno lasciato in me tanta malinconia ma anche un ricordo profondo e ricco di calore umano, come un giorno lo sarà – immagino – lasciare la vita stessa.

E sono già arrivato a quota sei. Ansia. Inizio a percepire che diverse serie a cui sono affezionatissimo rimarranno fuori dalla lista. Prendetemi per matto ma me ne sento quasi in colpa, e decisamente responsabile. Forse perchè gli sono grato per avermi fatto passare ore e ore di felicità. Forse perchè after all in effetti sono matto. Giusto un po’ però, non vi allargate adesso, altrimenti cascate dalla sedia.

Tiro in ballo The Walking Dead. Ero indeciso se farlo o meno, forse perchè onestamente le ultime stagioni non sono al livello delle prime. Nemmeno per sogno, neanche lontanamente. Ma immagino che sia inevitabile, ineluttabile, quando una creatura – che sia in carne ed ossa oppure in streaming e via cavo – inizia ad invecchiare. Però se mi fermo a pensare e a ricordare con quale famelica impazienza aspettavo il lunedì per vedere cosa sarebbe accaduto a Rick e Daryl…maremma, un posto nella top ten questa saga zombie lo merita tutto! Anche solo per le prime cinque o sei season. Inconfutabile.

A chi assegno le tre posizioni rimanenti? Percepisco la lama di Damocle oscillare sulla mia testa cinefila. Beh una va sicuramente a Vikings, per tutti i numi! Nonostante l’assenza di Ragnar Lothbrock abbia fatto precipitare l’interesse nei confronti delle vicende vichinghe, non posso che ricordare con ammirazione in che modo i suoi vitrei e profondi occhi azzurrissimi mi abbiano incollato allo schermo per anni. Insieme al carisma di Lagertha, Floki e Rollo naturalmente.

Due titoli alla fine e mi sento spacciato. Nemmeno Jack lo squartatore doveva essere così cinico e spietato quanto mi sento io in questo momento. Tolgo il cerotto di scatto, per ridurre il dolore. I Peaky Blinders proprio non possono mancare tra i miei dieci preferiti. E no eh, troppo avvincente la serie inglese, troppo ben ambientata, scritta, recitata e diretta. Troppo iconica la famiglia Shelby. Zero chiacchiere.

E niente, mi avvio al patibolo con funereo silenzio e paonazzo imbarazzo nel poter includere solamente un’altra serie nel mio personale Olimpo Tv. Mi sento praticamente obbligato ad optare per Breaking Bad. Perchè obbligato? Beh ma l’avete vista? E’ quasi imbarazzante commentarla. C’è un motivo se in tanti la considerano addirittura LA serie più bella di sempre. Personalmente non me la sento di attribuirle un primato così netto ed incontrastato, ma allo stesso tempo non posso che applaudirne la meravigliosa creazione, evoluzione e fine.

Ecco, fatto. Che io sia dannato per sempre, a partire da adesso. E’ come se ognuna delle tv series che ho “dimenticato” (per modo di dire, perchè non è nient’affatto così) abbiano ognuna una voce propria, e le sento lamentarsi, grugnire, imprecare o addirittura lanciarmi anatemi. Lo so mie care, lo so. Lo siento.
Mi viene immediatamente in mente che Better Call Saul forse non ha niente da invidiare alla serie dalla cui costola è nata, così come Trono di Spade mi dice stentoreamente are you serious?
Stranger Things che mi ha riportato indietro agli anni ottanta e Mr Robot che mi ha gasato a bestia fino all’ultimo episodio allora? I’m so sorry.
E Black Mirror le cui prime stagioni mi hanno intrippato come nient’altro al mondo, così come Twin Peaks??? Je suis désolé.
E spostiamoci sul poliziesco, i capolavori assoluti che rispondono al nome di The Shield e The Wire allora? Perchè Bosch fischia invece? Me tapino.
Blasfemia, e Millennium? Frank Black, non me ne volere. E This is England allora? Nuoooo! E tutte le altre….??? What have I done? Mi dichiaro colpevole!

Vabbè, un escamotage goffamente e ridicolamente furbo quantomeno per citarne altre, l’ho trovato. Ognuna delle serie che ho citato off the board ha tutta la mia considerazione, il mio amore e una onorevole porzione della memoria rimastami.
Non ho scelto le serie che secondo me sono le più belle di sempre (ribadisco che non penso sia possibile e nemmeno rispettoso nè tanto meno ragionevole provare a creare una simile classifica) ma quelle a cui, per un motivo o per un altro, sono più affezionato.
Adesso vi saluto e vado a flagellarmi nell’altra stanza col sottofondo di Far from any road, sigla della spettacolare prima stagione di True Detective. So di essere sfacciato, I know that.
Statemi bene, folks.

Phil

N.B. Per commentare vai alla pagina del post (cliccando sul titolo )

error: Content is protected !!