See: un’avventura low tech in un futuro distopico

Un’originale serie tv di cappa e spada che mi sento di consigliarvi

Rieccomi qui a parlare di serie tv. Una serie targata Apple stavolta.
Ma come, gli eredi Steve Jobs adesso hanno le mani in pasta anche nella cucina/fucina del piccolo schermo? Ebbene sì, con mia grande sorpresa si sono lanciati anche loro nella mischia. Con un prodotto niente male, devo ammettere.
Mi riferisco a See, una serie di genere fantascientifico-distopico con il possente Jason Momoa come protagonista. Scelta azzeccata questa: ogni qual volta l’ambientazione della fiction è epica e selvaggia come in Trono di Spade (indimenticabile il suo personaggio Khal Drogo) oppure violenta e pericolosa (come in Aquaman, forse il suo ruolo più celebre seppur non un granchè entusiasmante imho) il gigante hawaiano si sente palesemente a proprio agio e non sfigura mai.
Anche il resto del cast si comporta egregiamente sotto la direzione del regista Francis Lawrence (lo ricorderete dietro alla cinepresa in Hunger Games) e con lo script del grandissimo Steven Knight (lo sceneggiatore di Peaky Blinders, Taboo, Locke, la Promessa dell’Assassino). In particolare l’attrice olandese Sylvia Hoeks, credibilissima regina sweet but psycho, e Christian Camargo, compianto (ma non troppo, quel matto) fratello di Dexter Morgan (ecco, lui sì che mi manca tantissimo invece).

See è una serie televisiva made in USA del 2019 prodotta da Apple TV+, ideata da Steven Knight e diretta da Francis Lawrence

Non ho ancora fatto menzione di alcun elemento riguardante la trama, perciò ne faccio cenno adesso.
In un futuro distopico – ma ipoteticamente realissimo, in quanto non ci sono né mostri né alieni e nemmeno super-poteri o avveniristiche invenzioni hi-tech – l’intera popolazione mondiale, ridotta all’osso da un virus più che letale (che sia un cugino del Covid19? Brutta razza!), è diventata cieca.
Ribellione del pianeta Terra che, sfruttato e violentato impunemente dal genere umano per secoli, dopo averne decimato la presenza sul proprio suolo ne ha modificato geneticamente le capacità sensorie inibendone la vista.
La conseguenza è il ritorno ad un primitivo stadio di mera autosufficienza, lontano dalle tecnologie inquinanti e genocide che avevano appestato il pianeta portandolo sull’orlo del precipizio. C’è tanto simbolismo e ci sono altrettanti spunti di riflessione dietro le quinte di questa piacevolissima serie avventurosa.
Non mancano l’azione e il sangue, inevitabili in un ritorno ad un passato primitivo del genere umano, così come non mancano paesaggi mozzafiato ed il ritorno culturale alla dimensione del mito e della superstizione religiosa, proprio come ai tempi del buio medioevo, se non addirittura precedenti.

Otto puntate ben realizzate, dalla trama solida e ben equilibrate tra dialoghi e azione. Non siamo davanti alla serie tv del decennio, e forse nemmeno dell’anno, ma se vi trovate in un momento di indecisione riguardo a quale avventura seriale affrontare durante l’estate, mi sento di consigliarvi di scommettere qualche scatola di pop corn e qualche serata davanti allo schermo guardando See. Se vi piace il genere, naturalmente.
Let me know, in case.  

Phil

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