Nomadland, ovvero l’eloquenza del silenzio

Qualsiasi sottotitolo sarebbe superfluo. Incluso questo

Nomadland è uno di quei film dei quali vorresti dire tante cose, eppure nel momento in cui sei in procinto di farlo qualsiasi parola resta soffocata. Le impressioni che lo riguardano restano intrappolate tra le labbra forse perchè obbligano a trattenere il respiro.
Perchè sono tante, sono intense, sono profonde, intrise di tristezza ma anche di libertà.

La pellicola americana della regista cinese Chloé Zhao non ha intenti sensazionalistici nè l’ambizione di spiccare per memorabilità, non si propone come magnete che attragga consensi nè prova in alcun modo a strafare. Tutto l’opposto. Nomadland racconta una storia di vita che ne racchiude infinite altre, e il tono è quello sincero, disincantato e franco di una confessione che si farebbe a un prete ateo.
L’opera della Zhao non vuole convincere nessuno, non pretende di dimostrare niente e non sussurra parole di vanità o di radicalismo chic per fare l’occhiolino ad alcuna giuria di critici.

Se poi collateralmente diventa IL film principe della 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e dei Golden Globe award 2021 è solo perchè ai giudici selezionati non restava altro che prendere atto del valore artistico, e dello spessore esistenziale e letterario, di un film che tratto da un romanzo (Nomadland: un racconto d’inchiesta, di Jessica Bruder) è esso stesso narrativa audiovisiva.

Nomadland è un film americano del 2020,
di genere drammatico, scritto e diretto da Chloé Zhao

Leone d’oro a Venezia e premio come Miglior film drammatico e per la Miglior regia ai Globe, il film costruito sulla condottiera silenziosa Frances McDormand (favolosa, incisiva, perfetta) secondo me continuerà ad accumulare riconoscimenti. Tutti meritati.
In realtà già ad oggi, marzo 2021, se andate a curiosare su Internet vi accorgerete che questi solo i premi più prestigiosi che ha collezionato, perchè del resto si tratta di una lista già lunghissima (Toronto, Chicago, San Diego, New York – il film ha trionfato in qualsiasi festival a cui abbia preso parte).

In un cinema come quello odierno, polarizzato tra rumorosi ed esplosivi sensazionalismi ameregani da un lato e irritanti quanto sterili avanguardie hipster dall’altro, Nomadland se ne infischia di tutto e di tutti e torna al principio cardine del medium cinematografico:
l’intento di raccontare attraverso la potenza visiva delle immagini la condizione umana, tra sogni e dolori, tra illusioni e disincanto. E lo fa in silenzio, con umiltà, con semplicità, con sensibilità.

Ho straparlato, andando molto oltre le mie intenzioni iniziali. Ma questo film mi è rimasto dentro, immagino che fosse inevitabile lasciarmi prendere un attimino la mano.
E sono contento di averlo fatto, in ultima istanza.
Phil

“Dedicated to the ones who had to depart.
See you down the road. “

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