Kidding – Il fantastico mondo di Mr Pickles

Jim Carrey e le sue creature immaginarie fanno centro ancora una volta

Poche righe per celebrare Kidding, un piccolo ma luccicante gioiello andato in onda di recente sul piccolo schermo (in Italia su Sky Atlantic). Dopo avermi entusiasmato con una prima spiazzante stagione, la mini-serie targata Showtime è tornata esattamente come l’avevo lasciata un paio d’anni fa: in forma smagliante. Ancora una volta graffiante, introspettiva, divertente e originale.

La creatura di Dave Holstein è leggera nei tempi di fruizione, con i suoi dieci episodi della durata media di mezzora, e pesante come una ginocchiata allo stomaco nei momenti di brutale realismo.
Il Fantastico Mondo di Mr Pickles può vantarsi di un cast davvero eccezionale: oltre a un Jim Carrey perfettamente a suo agio in un ruolo in cui non riuscirei ad immaginare nessun altro attore, ci sono Frank Langella e Catherine Keener che sono degli sparring partner altrettanto insostituibili. Senza dimenticarci del giovanissimo e talentuoso Cole Allen – che diventerà un attore di serie A, non ho dubbi – e di tutto il resto della squadra in cui non riesco a trovarne uno fuori posto.
Di sicuro uno dei segreti magici di questa serie è il casting insomma, capace di occupare ogni singolo tassello del puzzle in modo davvero egregio, permettendo un’amalgama degli attori che raramente capita di vedere a maglie così allargate.

Jim Carrey è Jeff Piccirillo, aka Mr. Pickles

La prima stagione l’avevo definita “un originalissimo cocktail di vaniglia e stricnina, panna montata e cianuro, canditi e spine”. Nella seconda qualcosa è cambiato, com’era giusto che fosse se ne si voleva un’evoluzione.
Degli ingredienti intossicanti mi sembra che sia stata leggermente diminuita la dose, ma è stato fatto con intelligenza, senza snaturare l’anima della serie rendendola quindi innocua. No, una spruzzata acida di pura debolezza umana non manca in nessuna puntata-milkshake, ma a fare da contrasto all’innocenza degli amici pupazzi di Jim Carrey c’è piuttosto la tristezza invece dell’astio.
Forse l’autore è stato più indulgente con gli umani e ha strapazzato maggiormente le creature di peluche stavolta, sgretolando il fantastico mondo di Pickles e offrendolo in sacrificio per salvare le persone.

Se la Season One, tra una caramella di adescamento e un latte al cioccolato andato a male, è stata un colpo da knock out (proprio come il suo finale), la numero Due invece è come la spugna impregnata d’acqua con cui si fa tornare in sè un pugile appena rialzatosi dal tappeto.
La vita d’altronde è spesso come un incontro di boxe. O come una foresta di pupazzi parlanti.
Perdono, accettazione e la speranza che ne deriva: credo che la nuova stagione di Kidding parli proprio di questo.

Phil

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