Harry Bosch, il detective più cazzuto di Los Angeles

Bosch: sei stagioni ai massimi livelli del crime drama

Questo post è un regalo su misura per il mio amico Jack. Ero in debito con lui, tra le altre cose, per avermi dato tanti anni fa una super dritta in tema di serie tv: The Shield. Come sdebitarmi di un consiglio-svolta di proporzioni bibliche? Beh con uno di pari valore o quasi: Bosch.
Cosa accomuna le due serie? Innanzitutto il genere: alcuni lo chiamano crime-drama, altri – tra i quali il sottoscritto – semplicemente poliziesco. Cos’altro? Beh una caratteristica fondamentale: sono entrambe nella Top 3 di tutti i tempi nella categoria Distintivi e Pistole. Secondo me, ça va sans dire. (A completare il podio, ovviamente, The Wire.)

Il protagonista lo conoscete di sicuro, quantomeno di vista. Si tratta di quel faccione di cazzo di Titus Welliver, uno di quei volti che non si dimenticano. Di solito gli danno ruoli da cattivo o comunque da tizio poco raccomandabile, e il motivo è palese: la sua espressione tipica sarebbe da inserire in un’enciclopedia visuale sotto la voce “stronzo”.
Al di là di questo, Titus è un attore con i contro-coglioni. Sì, sto usando esattamente lo stesso tipo di linguaggio sporco, diretto e schietto che userebbe il Detective Bosch. Poliziotto che crede nella giustizia ma dai modi risoluti e talvolta violenti. Non si fa problemi a sporcarsi le mani ma non agisce mai senza l’ausilio del proprio cervello da stratega e di un fiuto da vero cane selvatico. No vabbè, a onor del vero a volte sbrocca, ma lo fa sempre per motivi validi. Solido come una roccia, beffardo come un gran figlio di…completate voi la frase tenendo a mente il finale di Il Buono, il brutto, il cattivo.

Hieronymus “Harry” Bosch, detective della omicidi, LAPD

Ce ne sono davvero tante di serie tv con personaggi che, almeno sulla carta, possiedono caratteristiche simili se non addirittura identiche a quelle del nostro Detective. Ma la differenza, signore e signori, è lo stile ed il realismo con i quali Titus Welliver le trasferisce sullo schermo. E’ lui Bosch e Bosch è lui, e chiacchiere non ce ne vogliono. Non sembra un personaggio inventato ma lo sbirro che vorresti avere dalla tua se ti ritrovassi ingiustamente invischiato in qualcosa di torbido. Un vero mastino, insomma.

Lui è la star dello show, ma i suoi compagni di viaggio non sono di una risma inferiore. Sto parlando innanzitutto di Jamie Hector (ve lo ricordate quel cattivone di Marlo Stanfield in The Wire? E’ lui! Tosto come pochi!) e di Lance Reddick (gli danno sempre ruoli da agente speciale o da ufficiale delle forze armate perché diciamocelo: forse nessuno a Hollywood ha una faccia più da sbirro della sua! L’avrete visto in Fringe nei panni di Phillip Broyles, tra le varie). Ami Aquino e Mimi Rogers sono altri volti che avrete visto e rivisto in altre serie o film. E come loro, svariati altri.

Bosch però non è una semplice equazione funzionante di attori. Ci sono trama, sceneggiatura, ritmo, atmosfere, citazioni, suspense, logica, umorismo, e chi più ne ha più ne metta. C’è davvero tutto in questa serie ambientata a Los Angeles, e tutto gira alla perfezione. Di stagione in stagione (hanno appena trasmesso la sesta) si viaggia sul velluto, senza frenate brusche o sbandamenti di stile.
Se vi piace il genere, bussate immediatamente alla porta di Harry Bosch e – tra un omicidio e l’altro – bevete un whiskey e ascoltate jazz insieme a lui.

Phil

2 risposte a “Harry Bosch, il detective più cazzuto di Los Angeles”

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