Gimme Danger, il docu-film sugli Stooges che dovreste guardare

Iggy Pop e Jim Jarmusch, binomio vincente

Quando si parla di Iggy Pop, il mondo si divide in due categorie: chi lo conosce e chi ha visto almeno una sua foto (e non ne ha mai dimenticato il viso). Sbaglio? Mmm…non credo proprio.

Il biondo nanerottolo dal fisico scolpito nella roccia e dal volto consumato “dalla vita” è una delle icone più controverse e cazzute che il rock’n’roll abbia mai partorito.
Nato come James Newell Osterberg Jr. ma conosciuto sul pianeta Terra e nell’intero sistema solare come Iggy Pop, ha messo a ferro e fuoco qualsiasi palco di qualsiasi città in cui abbia mai messo piede (e la lista è lunga, davvero lunga).
E insieme agli Stooges – ma poi anche da solista – ha impresso su nastro canzoni e album che hanno dato un’impronta indelebile alla musica che “è venuta dopo”. Cosa sarebbe stato del punk senza di loro? E il movimento dark sarebbe stato lo stesso? Quanti frontman metal si saranno ispirati alle movenze da pazzo scatenato che l’Iguana (nomignolo usato da chi oltre a conoscerlo lo ama) ripeteva in ogni sua esibizione live?

“I don’t wanna belong to the glam people, I don’t wanna belong to the hip hop people, I don’t wanna belong to any of it. I don’t wanna belong to the tv people, to the alternative people… I don’t want to be a punk. I just want to be.”
– Iggy Pop​​​​​​​


Tante band sarebbero state molto diverse se non avessero potuto attingere dall’immaginario rock creato da Iggy & the Stooges. Tante band non sarebbero nemmeno nate, se vogliamo dirla tutta.
Si è mai seduto sugli allori passando dal ruolo di principe punk dal bel visino (anche se spesso tumefatto e strafatto) a quello di re del rock dall’aria criminale? Maddechè!! Non gliene è mai interessato molto, in realtà. Ha continuato a fare la bestia da palcoscenico e il musicista nella vita privata, come faceva da bambino quando non aveva niente se non una batteria. Un letto e una batteria, che suonava per ore e ore nella roulotte in cui è cresciuto con i genitori.
Attitudine, passione, semplicità, e…una naturale predisposizione ad andare “in direzione ostinata e contraria” come avrebbe detto il nostro De Andrè.
Un antagonista nato, nei confronti di tutto e tutti. Anche e soprattutto delle etichette, così come degli elogi, dei soldi e delle leccate di culo dello star system. Forse è anche per questo che nonostante sia uno dei personaggi più influenti ed apprezzati del mondo della musica non è mai diventato una star come Mick Jagger nè è mai diventato ricco come Bono Vox.

Quando album seminali come The Stooges, Fun House e Raw Power erano già abbondantemente sul mercato musicale, quei quattro scoppiati del Michigan non avevano che pochi quattrini in tasca e molte più disavventure sulle spalle. Disavventure leggendarie però. E queste Iggy e il regista Jim Jarmusch, suo grande fan da sempre, le raccontano nel docu-film Gimme Danger, che vi consiglio caldamente di guardare.
Il film-maker americano, che ha diretto il suo cantante preferito anche in tre altre occasioni, ha voluto narrare le vicende dei quattro Don Chisciotte del punk partendo dalla loro adolescenza ad Ann Arbor e seguendone gli squinternati passi fino a quando scrissero alcune pagine indimenticabili della storia del rock.

Il risultato sono un’ora e quaranta minuti – che trasudano passione, umorismo e amore per la musica – di peripezie e aneddoti, di pazzia e nostalgia, di euforia e tristezza, di droghe e incidenti, di vita e morte, del tempo che passa e del rock’n’roll che invecchia ma non muore, di Iggy Pop e gli Stooges.

Phil

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