Dark Waters, il disequilibrio tra uomo e ambiente in un film da vedere

Un’opera che fa riflettere sul rapporto complesso e delicato tra ecologia e tecnologia

Non esiste solo il giornalismo di inchiesta. Esiste anche il cinema d’inchiesta, che arriva dove il primo non riesce a penetrare. Dove magari c’è uno spettatore che difficilmente sarebbe un lettore, per esempio. Per non parlare del lato empatico della questione, quello che vede il coinvolgimento emotivo del destinatario, un elemento spesso cruciale quando si vuole sensibilizzare un gruppo di persone.
Il cinema d’inchiesta è quindi importantissimo, perché permette di diffondere un messaggio su un tema caldo e di stimolare una riflessione intorno ad esso, perchè crea l’opportunità di accrescere la consapevolezza pubblica su un argomento più o meno delicato (e che altrimenti sarebbe difficile da ottenere).
Dark Waters, opera del 2019 del regista Todd Haynes, rientra in questa categoria di film impegnati, oltre che ben realizzati. Si tratta di una pellicola decisamente interessante, molto ben costruita, scritta, girata e recitata.

Avete mai avuto per le mani del Teflon? Oppure qualcosa in casa che lo contenesse?
Sì? Beh, forse vorreste davvero vedere questo film, così come scoprire i fatti realmente accaduti e che sono brillantemente narrati da Haynes.
I temi coinvolti sono quello dell’inquinamento, del modo in cui gli eccessi dell’industria e la sfrenatezza del progresso scientifico hanno causato dei danni spesso irreversibili all’ambiente a noi circostante, e quindi a noi stessi.

Dark Waters (Cattive Acque nella versione italiana) è un film del 2019 diretto da Todd Haynes


Mark Ruffalo in versione uomo tutto famiglia e lavoro, imbolsito e totalmente dedicato, interpreta in maniera oltremodo convincente il ruolo di un avvocato onesto e coscienzioso che vuol far chiarezza su un disastro ambientale (avvenuto per davvero) in West Virginia, la patria del Teflon, invenzione orgogliosamente americana.
Ad accompagnarlo un bravissimo (come sempre) Tim Robbins e una onesta Anne Hathaway, insolitamente nei panni di una casalinga.
Il film racconta davvero bene l’intera catena di eventi che ha sconvolto e scandalizzato gli Stati Uniti per oltre vent’anni, nonchè un processo, giuridico e mediatico, che non è ancora terminato. Davide contro Golia, un piccolo gruppo di persone integerrime e combattive contro un gigante dell’industria farmaceutica a stelle e strisce – uno di quelli che nessuno osa nemmeno sfidare, figuriamoci combattere a oltranza. E invece Robert Bilott, uomo in carne e ossa prima che personaggio del film, ha avuto il coraggio e la tenacia di farlo. E cosa non da poco, dopo tanti anni di trincea legale ha anche iniziato a vincere più di una battaglia (a suon di milioni di dollari in risarcimento per le vittime del disastro ecologico).

Non vi sto a dire altro perché non voglio fare spoiler, ma se vi piace il genere investigativo – oppure chiamatelo legal, o come vi pare – o quantomeno non vi dispiace, vi consiglio sinceramente di guardare Dark Waters perché è meritevole sotto tanti punti di vista.

Interessantissimo, e dannatamente d’attualità, è il prologo del film poi.
Leggete con attenzione ciò che c’è scritto subito prima dei titoli di coda. Ovvero la connessione diretta – e reale – tra i fatti narrati e il nostro presente a livello globale, non solo americano. Un presente nel quale sono interconnessi appunto l’ecologia, la salute pubblica, le implicazioni del progresso industriale sfrenato, la scienza e alcune sue aberrazioni, il sistema capitalistico globale e noi tutti in quanto esseri viventi e cittadini del mondo. Vi farà pensare davvero tanto ed è importante che questo accada.

Phil

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