C’era una volta…a Yellowstone

Quella con Kevin Kostner è la serie tv più bella degli ultimi anni?

Premessa
Ultimo aggiornamento: agosto 2023. “Per tutti i numi!”, come direbbero in un qualsiasi film anni ’80. Un’assenza molto lunga. Di nuovo.
Come mai? Difficile rispondere, più che altro perché si tratta di un intreccio di ragioni indipendenti ma convergenti. Ne scelgo due, non proprio random.
La prima, ovvia come la degenerazione cerebrale di Joe Biden, è stata la scarsità di tempo a disposizione. O meglio, la ridistribuzione del poco tempo libero in attività più urgenti.

La seconda è una sorta di allergia crescente, a tratti dirompente, nei confronti del brusìo social, il quale -se possibile- è ancor più in degenerazione delle cellule neurali del presidentissimo americano. Certo questo è un blog, tecnicamente quindi non fa parte della sfera “soscial”. Eppure non vi sfugge completamente per via dell’ombra sempre più larga di questi ultimi.
E la prima reazione di fronte a un cianciare sempre più vacuo, qualunquista e biliare è stato…il silenzio, il distacco. Anche perché – e questo è un fattore decisivo – con i social media e tutte le altre forme di comunicazione ci lavoro, quotidianamente. Quindi se non posso rifugiarmi in un Tibet silenzioso di giorno…lo faccio almeno di sera. Con la conseguenza di non aver tempo e voglia di far visita alla qui presente Isola.
E’ un periodo montanaro, insomma, non me ne vogliate.

Basta chiacchiere, parliamo di serie tv


Ok, adesso che ho rispettato la prima regola di questo blog, ovvero “Non c’è trippa per SEO”, posso concentrarmi sul topic di questo articolo.
Non me ne volere nemmeno tu, amica SEO, ma passiamo già troppo tempo insieme in ufficio, al di fuori di esso ho bisogno di altre frequentazioni. Più spontanee, libere e autentiche.
Grazie per la comprensione.
L’argomento dell’articolo è: ma quanto è bella Yellowstone?!
Mi ricollego a quanto accennato già lo scorso agosto, ma questa volta con la conoscenza totale della serie, avendone visto nel frattempo tutte le puntate uscite (finora) e anche tutti gli spin off realizzati.
E confermo/ripeto la domanda (che domanda non è, ma forte e chiara affermazione): quanto è bella Yellowstone?!

Yellowstone: un western contemporaneo con drammi familiari shakespeariani


La serie tv americana è salita rapidamente in cima alle mie preferenze all time – certamente nella top ten – perché: 1) girata benissimo, 2) scritta benissimo e 3) recitata benissimo.
Come mai ho scelto di essere così ripetitivo nel linguaggio? Scelta simbolica. Il motivo è che Yellowstone si ripete di stagione in stagione senza cali né cadute, mantenendo una qualità globale davvero impressionante.
In breve, per chi non ne ha mai sentito parlare: Yellowstone è una serie tv statunitense creata da Taylor Sheridan e John Linson e trasmessa in Italia da Paramount +.
Si tratta di un western contemporaneo che narra le vicende della famiglia Dutton, proprietaria di un immenso – e meraviglioso – ranch nello Stato del Montana. Il titolo della serie prende il nome del parco naturale di cui il ranch fa parte, lo Yellowstone (che esiste davvero ed è una meta turistica visitatissima).

Kostner torna a brillare dopo anni di ombra

Suddivisa in cinque stagioni, la serie terminerà proprio quest’anno, con gli ultimi episodi finalmente in fase di realizzazione dopo lo stop forzato causato dal lunghissimo sciopero che ha interessato il mondo della produzione cinematografica.
Protagonista iconico è Kevin Kostner, che veste i panni di John Dutton, padre-padrone del ranch e possibile terminale dell’albero genealogico di generazioni di cowboy.
Assolutamente perfetto in un ruolo cucitogli su misura, Kostner ha la voce ideale e il physique du rôle per interpretare un personaggio esule di un mondo che si avvicina al proprio declino in favore di una società e una cultura sfrenatamente capitaliste.
Il nostro Kevin indossa in maniera credibile e solida una maschera con le sembianze di una medaglia a due facce, che vede da un lato la conservazione di valori condivisibili come il rispetto della natura, del duro lavoro e di uno stile di vita semplice e in sintonia con la Terra e i suoi ritmi, e dall’altro le risacche di un tradizionalismo patriarcale, aggressivo e tipicamente “redneck”, o sudista se preferite.

Il mio giudizio sulla serie non è in alcun modo legato a diatribe politiche o filosofiche – che sarebbero comunque meno semplici del previsto in alcune aree tematiche – ma esclusivamente al valore artistico, cinematografico, espressivo.
Quella di Yellowstone è infatti una storia magnificamente raccontata, incisiva, emozionante, avvincente, decisamente memorabile.

Kelly Reilly all’apice della sua carriera


Co-protagonista e mattatrice assoluta è l’attrice britannica Kelly Reilly, che nello show veste i panni di Beth, la figlia di John Dutton, in grado di costruire e modellare un personaggio forte e carismatico tanto quanto discutibile ed enigmatico. La Reilly è di una bravura mostruosa e risulta terribilmente convincente nel disegnare una personalità con mille sfumature ma anche graniticamente coerente con se stessa. La amerete o la odierete, ma di certo la ricorderete.

Un altro elemento apprezzabilissimo di questa serie tv è la lente sempre doppia nell’inquadrare personaggi e vicende, una prospettiva che permette di evitare l’adozione di un punto di vista monolitico e miope.
Al contrario, ogni ruolo – principale o secondario – viene mostrato sotto luci e ombre, virtù e vizi, meriti e colpe, forza e debolezza, innocenza e colpa. Non ci sono santi o villain assoluti, solo i prodotti e/o le conseguenze di un sistema educativo, valoriale e societario che le ha plasmate, congiuntamente al DNA, all’indole singolare e a un vissuto specifico e personalissimo. Con il risultato finale – facendo un balzo olimpionico in avanti – di far innamorare un anti-americano come il sottoscritto di una creazione che trasuda americanità in ogni suo pixel. Mia grande fortuna, poi, ovviamente, è l’integrità della mia imparzialità di giudizio no matter what.

Un intero cast di successo


Faccio un brevissimo passo indietro, privilegio garantito dall’essere su un blog e scrivere a penna libera – senza dover per forza editare e perfezionare il testo – per menzionare un altro personaggio incredibile di cui mi ricordo adesso: Rip Wheeler, interpretato da Cole Hauser. Parte in sordina, con un ruolo secondario, ma cresce nel corso delle stagioni arricchendosi incredibilmente con tante sfumature e diventando sempre più centrale e carismatico. Che bellezza.

Gli spin-off

Potrei continuare a parlare per ore di questa serie, ma l’articolo esonderebbe se non in un romanzo…quantomeno in un trattato, ed è meglio evitare. Magari tornerò a parlare dell’argomento allargando il focus sugli spin-off della serie, che per ora sono tre (i titoli: 1883, 1923 e Bass Reeves) ma che sono destinati a diventare addirittura sei. Quelli finora realizzati posso definirli tutti belli, seppure non all’altezza della serie-madre (e te credo!). Però apprezzabili, davvero, soprattutto 1883 che racconta gli inizi dell’epopea della famiglia Dutton.

Ma per ora vi saluto. Lo faccio impegnandomi a non metterci di nuovo cinque mesi per tornare a scrivere e consigliandovi caldamente di vedere questa fantastica serie tv.

Phil

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