Army of the Dead, che delusione epica!

Zack Snyder con il suo nuovo film scivola
su trecento bucce di banana

Sarò telegrafico: per me si tratta del film più banale mai girato da Zack Snyder.
Miseriaccia, che delusione!
Dopo un inizio che lascia davvero ben sperare…la pellicola crolla rumorosamente a causa di una sceneggiatura da terza media e di dialoghi a dir poco cheap.

L’apocalisse zombie del cineasta americano inciampa senza sosta in incoerenze che oscillano tra il plateale e addirittura l’abissale, insomma.
I giorni felici ed entusiasmanti di Re Leonida e dei suoi 300 iconici guerrieri spartani, così come la genialità narrativa e visiva di Watchmen, sembrano lontani anni luce purtroppo.

Army of the Dead è un film del 2021 del regista
americano Zack Snyder


Per carità, dei brevi momenti felici e godibili ci sono pure eh.
E impegnandosi a spegnere il cervello si possono apprezzare ritmi grind ed esplosioni di sangue, che sono le armi da sempre meglio padroneggiate dal regista di Green Bay.
Però considerate le aspettative – e soprattutto l’attesa di sette anni dal suo ultimo film –
non posso che indirizzare vigorosamente il mio pollice verso il basso nel giudicare questa pellicola.

Last but not least, non mi stupisce che si tratti di un prodotto targato Netflix, i cui standard ormai sono bassi come le acque di uno stagno in Arizona. Maremma arida, maremma.

Perdonatemi la causticità odierna, ragazzi. Sarà certamente a causa di tutta quella decomposizione zombie che stavolta mi sarei volentieri risparmiato ( – linguaccia).

Phil

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The Boxer, una storia di guantoni e bombe tutta europea

Daniel Day-Lewis e la città di Belfast i protagonisti di un gran bel film di Jim Sheridan

C’è chi sostiene che Daniel Day-Lewis sia il miglior attore di tutti i tempi e c’è chi non capisce niente di cinema.
Scherzo, mes amis, scherzo. Credo che sia impossibile stabilire che sia il più grande di sempre. Probabilmente sarebbe un’impresa anche solo restringere la cerchia a dieci nomi. Inutile provarci, ad ogni modo. Di fatto, però, l’attore inglese ha mostrato durante la propria lunga e ricca carriera di possedere doti attoriali brillanti, cristalline, stupefacenti.
E il fatto che sia mostruosamente bravo è confermato da un palmares di premi e riconoscimenti da far invidia a qualsiasi gigante di Hollywood.
Tre premi oscar come Miglior attore protagonista (per Il mio piede sinistro, Il petroliere e Lincoln) parlano in maniera più inequivocabile e autorevole di mille oratori di professione.
E lasciatemi dire che ne avrebbe meritati almeno un altro paio (in Gangs of New York e soprattutto Nel nome del padre).
Insomma, de che stamo a parla’?!, direbbero all’Accademia della Crusca.

The Boxer è un film del 1997 diretto dal regista Jim Sheridan

Oggi però non sono qui a scrivere per decantare le lodi del fuoriclasse londinese, bensì per consigliarvi la visione di uno dei suoi film che per qualche strana, sciocca e bislacca ragione non ha ricevuto l’attenzione e l’eco che avrebbe meritato. Spero, con questi aggettivi vintage e desueti, di aver reso chiara l’idea di come non riesca a farmene una ragione. Perdindirindina.

Mi riferisco a The Boxer, pellicola del 1997 a firma del regista irlandese Jim Sheridan. In realtà al momento dell’uscita il film non passò inosservato – aprì il 48° Festival di Berlino e fu poi candidato ai Golden Globe nelle categorie Miglior film, Miglior regista e Miglior attore protagonista – ma la sua fama ebbe vita breve.
Eppure di motivi per i quali avrebbe meritato la consacrazione a piccolo cult me ne vengono in mente diversi.
Due su tutti: l’originalità della storia e l’interesse storico.

In un cinema saturo di storie che riguardano pugili – quasi tutte americane e all’americana, e talvolta, per carità, assolutamente iconiche come per Rocky e Toro Scatenato, o i più recenti Cinderella Man e Million Dollar Baby – prima della pellicola di Sheridan davvero ne mancava una dal sapore e dall’estetica meramente europei.
The Boxer, a dire il vero, rappresenta molto di più di questo: inserisce la narrazione sportiva all’interno di un contesto socio-politico di una portata storica esplosiva. Le vicende umane dei protagonisti sono calate mirabilmente nella Belfast dilaniata dalla guerriglia civile tra protestanti e cattolici e dal sanguinoso conflitto a suon di bombe e arresti indiscriminati tra IRA e governo britannico.
Nell’opera di Sheridan c’è un meraviglioso equilibrio tra finzione romanzata di taglio sportivo e crudo realismo storico dal piglio quasi giornalistico.

Daniel Day-Lewis poi, come sua abitudine senza strafare ma con grandi cuore e umiltà, porta sulle proprie spalle il bandolo di una matassa incendiaria che per quanto oggi sia stata cancellata dagli onori e dai disonori della cronaca, è ancora marchiata a sangue nella memoria di un intero popolo.
I’m not a killer, Maggie, but this place makes me want to kill.”
(Daniel Day-Lewis nei panni di Danny Flynn)

Vi consiglio sinceramente di guardare The Boxer e possibilmente di farlo in lingua originale. Credo proprio che vi entrerà nel cuore.

Phil

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